Ultimo aggiornamento  19 luglio 2019 18:33

Street art sul Grande raccordo anulare.

Redazione ·

Il Grande raccordo anulare è diventato un'opera d'arte per mano di un pool di artisti di strada provenienti da tutto il mondo che, sotto la guida di David Diavù Vecchiato, uno dei più famosi urban artist italiani, ha partecipato al Graart, un progetto voluto dall'Anas per valorizzare una delle infrastrutture più importanti della Capitale e avvicinare il centro alle periferie.

Un quadro sui muri di Roma

Il Graart è un percorso di arte contemporanea che si esprime attraverso una serie di murales per rappresentare l'antica Roma e la metropoli di oggi. "Il progetto", ha detto Dario Franceschini, ministro dei Beni e attività culturali che ha patrocinato l'iniziativa, "unisce in modo innovativo la riqualificazione delle periferie all'arte contemporanea coinvolgendo le imprese". "Finora", ha aggiunto il ministro, "l’Italia ha investito sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale ereditato dal passato, ora è importante dedicare altrettante energie nel far fiorire i talenti e la creatività dei nostri tempi”.

Rampe e cavalcavia a colori 

Sono dieci le aree lungo il Gra interessate dal progetto: Torrino Mezzocammino, Gregna di Sant’Andrea, Romanina, Tor Vergata, Prenestina, La Rustica, Ottavia, Trionfale, Boccea e Aurelia.  "Siamo convinti", ha detto Gianni Vittorio Armani, presidente Anas, "che, oltre a investire un ingente numero di uomini e risorse nella manutenzione della rete, come stiamo facendo da due anni, dobbiamo impegnarci anche nella valorizzazione delle infrastrutture, non solo dal punto di vista logistico, ma anche come veicolo di cultura, arte e turismo. Il primo tassello è il progetto Graart, per fare del Grande raccordo anulare un museo a cielo aperto, dopodiché il modello verrà esportato in altre parti della penisola". 

Arte dal basso per la Città Eterna  

Ogni opera realizzata lungo i 68 chilometri del Gra verrà dotata di una targa con un codice che permetterà al visitatore, attraverso il sito dedicato, di conoscere la storia che ha ispirato il murales e la biografia dell'artista che lo ha realizzato. "Per interpretare liberamente questa importante infrastruttura", ha sottolineato il maestro David Diavù Vecchiato, "ho immaginato un'opera d'arte collettiva in cui ognuno degli autori, prima di intervenire sul muro, fosse spinto a studiare l'identità del territorio su cui quel muro si trova e venisse ispirato dalle sue storie e leggende. Credo che riportare nelle periferie alcuni simboli della Città Eterna, attraverso un'arte visiva che è nata dal basso, sia una bella rivoluzione di cui Roma ha molto bisogno". 

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