Ultimo aggiornamento  19 agosto 2019 22:52

Jerry Lee Lewis, in Ford verso la Terra Promessa.

Giuseppe Cesaro ·

4 Marzo 1978, 39 anni or sono. Auto per oltre 100mila dollari vengono sequestrate a Jerry Lee Lewis: uno dei padri nobili (ma forse calzerebbe meglio “ignobili”) del rock’n’roll. Pianista, interprete e autore scandaloso – per lo stile di vita, più ancora che per il suo modo di suonare (prendeva a calci e incendiava i pianoforti) – Lewis è uno dei grandi rivali di Elvis Presley: tra i pochissimi in grado di contendergli lo scettro di “King”.

Vieni fuori, Elvis!

Non a caso, nel cuore di una notte di novembre del 1976, dopo aver alzato un tantino il gomito, lancerà la sua Lincoln Continental contro i cancelli di Graceland – la sontuosa dimora coloniale di Elvis a Memphis, Tennessee – agitando una pistola fuori dal finestrino e invitando “The Pelvis” a uscire. “Dite a Elvis che porti fuori il … gli faccio vedere io chi è il vero Re del rock’n’roll!”, urla. Non è la prima volta che il ragazzaccio di Ferriday (Louisiana) prende di mira Presley. Ci ha già provato la mattina precedente, a bordo di una Rolls Royce Silver Shadow, nuova fiammante. Pochi minuti dopo aver lasciato Graceland (“Elvis sta ancora dormendo”, gli avevano detto quelli della security), il rocker, evidentemente tutt’altro che sobrio, cappotta la Rolls a Collierville, un sobborgo di Memphis, rimediando multe per guida in stato di ebbrezza, guida pericolosa e guida senza patente. Non erano ancora le 10 del mattino.

"Killer" in bancarotta

Quello del marzo ’78 è il primo sequestro di auto, ma non sarà l’ultimo. Dieci anni più tardi il fisco americano tornerà alla carica. Questa volta “Il Killer” – come Lewis è soprannominato per la sua vita turbolenta, segnata da controversi episodi di cronaca (“l’unico che ho ammazzato – dichiarerà – sono io”) – viene accusato di bancarotta. Gli sequestrano mobili, un mezza coda e molte auto. Un danno tutt’altro che irrilevante, soprattutto se si pensa che super e luxury car sono parte essenziale del corredo di ogni grande rockstar che si rispetti.

La Crown Victoria Custom del '51

Chissà se è proprio a una di queste che, alcuni anni dopo, dedicherà “Crown Victoria Custom '51” – inserita nell’album “Young Blood” (1996): “È nata a Detroit nel lontano ’51, ma è ancora bella e molto divertente. Nella buona e nella cattiva sorte è sempre stata la mia preferita: è la mia Crown Victoria Custom del '51. Il vecchio carburatore sta per andare in Paradiso, ma basta un Police Interceptor (il motore in dotazione alle Crown Victoria della Polizia, dal ’92 al 2012) e corre come nuova, i copriruota a goccia brillano sotto il sole e lei è la mia Crown Victoria Custom del '51”. Interni bianco-neve, pneumatici a fascia bianca, cerchioni vintage, radio, la Ford vola a più di 150 all’ora. Inutile tenere d’occhio i freni, però: gli stop sono saltati!

“Tetto abbassato, girerò tutto il mondo, la mia meravigliosa ragazza è seduta al mio fianco, batto il quattro con il piede (il tempo del rock) e tengo la mano sulla quinta: lasciate che la faccia roccheggiare fino alla Terra Promessa!”

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