Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 20:31

A 112 Abarth, c’è del genio.

Roberto Sposini ·

Era il 1972 e lei era la Mini Cooper italiana. Forse con meno charme. Ma di certo l’Autobianchi A112 Abarth è stata l’oggetto del desiderio per molti. Una “scatoletta” a vederla oggi, lunga appena 3 metri e 23 e soprattutto con un tetto a poco più di un metro e trenta da terra. Eppure, guidarla era talmente uno spasso che… era facile esagerare (e farsi male). 

Novembre 1971

Ultimo colpo di genio di un Carlo Abarth ormai prossimo alla cessione della sua azienda alla Fiat, figlia alla lontana di quelle Abarth 850 che avevano già fatto sognare gli automobilisti italiani nel decennio precedente, la A112 Abarth nasce nel novembre 1971, sotto il segno dello scorpione, simbolo da sempre del preparatore torinese.

Sette serie

In Fiat nessuno ci avrebbe scommesso, e invece. La famiglia delle piccole Abarth durò ben sette serie successive, fino al 1985. Sotto il cortissimo cofano c’era un 4 cilindri in linea derivato da quello della popolare Fiat 127. Con 982 cc e 58 cavalli aveva già tantissima grinta, soprattutto perché lei, l’anti-Mini, era leggerissima (690 chili) e agilissima.

Gomito fuori

Con le serie successive la cilindrata è cresciuta a 1050 cc e anche la potenza è salita, fino a 70 cavalli, abbastanza per toccare i 160 orari, una velocità decisamente impegnativa per i tempi. Oggi è un meraviglioso pezzo di memorabilia anni ’70, guidarla col gomito fuori e i Ray-Ban di Top Gun ascoltando “Questo piccolo grande amore” di Baglioni è un sogno senza prezzo.

Costa non poco

Tanto vale comprarsene una, no? Cercate una delle due prime serie. Quelle senza quella brutta presa d’aria sul cofano. Tenute bene non costano poco (e le plastiche a volte sono mal ridotte). Ma per una A112 Abarth autentica vale di certo la pena. Buona ricerca.

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Breve storia del marchio torinese fatto di sport e non solo, nato dall'intraprendenza di un tecnico alto atesino. Brand autonomo del gruppo Fiat Chrysler dal 2008