Ultimo aggiornamento  19 settembre 2019 12:23

Smog, sfida ancora da vincere.

Patrizia Licata ·

L'inquinamento dell'aria è la prima causa di mortalità imputabile all'ambiente a livello globale e, includendo anche fattori di rischio differenti (come l'alimentazione, il fumo, la pressione alta), lo smog resta il quinto maggior killer nel mondo.

È quanto conclude lo studio "State of Global Air" pubblicato dall'Health Effects Institute, che ha preso in considerazione l'inquinamento atmosferico da polveri sottili e ultra-sottili, quel mix di particelle solide o liquide che entrano nell'aria che respiriamo, hanno dimensioni minuscole e per questo sono più facilmente inalabili. Sul banco degli imputati in particolare le PM10 e le PM2.5: il 92% della popolazione mondiale vive in aree troppo inquinate, con una vera emergenza per grandi città e alcuni paesi in via di sviluppo.

Oltre 4 milioni di morti premature

L'Health Effects Institute afferma che l'esposizione per lungo tempo alle polveri sottili, o particolato, ha contribuito a 4,2 milioni di morti premature e alla perdita di 103 milioni di anni di salute nel 2015. Veicoli a benzina e diesel, sfregamento delle gomme sull’asfalto, usura delle pastiglie dei freni ma anche stufe a legna o pellet, riscaldamenti a gasolio, centrali elettriche a carbone, alcuni processi industriali e la combustione di rifiuti sono all'origine dell'inquinamento da particolato.

Male Cina e India. Meglio Usa ed Europa

Nel 2015 le più alte concentrazioni di particelle sottili si registrano in Asia del Sud e del Sud-Est, in Cina e nell'Africa sub-sahariana occidentale. In particolare, Cina e India registrano ogni anno metà delle morti imputabili allo smog di tutto il mondo, circa 2,2 milioni di persone. Ma mentre il dato cinese è in calo, quello indiano è in costante aumento (+50% dal 1990 senza segnali di flessione).

Diversa la situazione di Stati Uniti e Europa, dove gli esperti rilevano dei progressi con molti margini di miglioramento. Lo US Clean Air Act e le politiche della Commissione europea hanno permesso di ridurre il numero di persone esposte alle polveri sottili; tuttavia, rileva l'Health Effects Institute, ancora circa 88.000 americani e addirittura 258.000 europei rischiano problemi di salute e morte prematura a causa dell'esposizione allo smog.

Si può fare ancora molto

Anche l'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) ha misurato nel nostro continente una riduzione complessiva delle polveri sottili, grazie a misure che hanno toccato molteplici settori, dai trasporti alla generazione di energia elettrica ai processi industriali fino all'edilizia green, ma sottolinea che occorre fare molto di più per ridurre l'inquinamento atmosferico in Ue, soprattutto nelle grandi città. Il Rapporto "Qualità dell'aria in Europa 2016" dell'EEA afferma che 436.000 morti premature nell'Europa dei 28 sono attribuibili alle PM2.5 nel 2013. In Gran Bretagna un gruppo di medici riuniti nell'associazione Doctors Against Diesel sta cercando di dare un contributo al miglioramento della qualità dell'aria chiedendo al governo di bandire i diesel dalle strade come una delle principali cause di emissioni di polveri sottili PM10 e ossidi di azoto.

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