Ultimo aggiornamento  20 luglio 2019 12:04

L'Aston Martin ci prova.

Enrico Artifoni ·

Il blasone aiuta, ma a volte non basta. E' il caso di un costruttore di auto di lusso titolato come l’inglese Aston Martin, da qualche anno in seria difficoltà perché per fabbricare da sola moderne sportive di supernicchia in grado di competere con la concorrenza migliore deve sostenere costi superiori rispetto a quelli delle rivali che facendo parte di grandi gruppi possono beneficiare di importanti economie di scala.

Sicché anche la marca che deve buona parte della propria notorietà al cinematografico utilizzo dei suoi esclusivi modelli da parte dell’agente 007, alias James Bond, ha dovuto ricorrere in qualche modo all’aiutino di un global player, nel caso specifico Daimler che in cambio dell’accesso alle tecnologie per la connettività e la guida autonoma si è presa un 5% delle azioni.

Nuova gamma

A mettere i soldi per il rilancio di Aston Martin sono però due firme del private equity (la kuwaitiana Tejara e l’italiana Investindustrial del gruppo Bonomi) che in pari misura detengono le quote di controllo. La rotta è tracciata: prevede, come ha annunciato il ceo Andy Palmer, “il rinnovamento totale della gamma durante il 2018, l’anno in cui Aston Martin dovrebbe tornare a fare utili”.

Suv e top cars

Aston Martin non dimenticherà di aggiornare l’offerta attuale, ma i modelli su cui punta per svoltare sono il suv DBX e l’hypercar AM-RB-001 ispirata alla Formula 1. Al top sia per il lusso sia per le performance, il suv sarà proposto come rivale diretto della Bentley Bentayga, con un obiettivo di vendita fra 4mila e 5mila unità l’anno. L’hypercar, sviluppata in collaborazione con Red Bull e da realizzare in 150 esemplari più 25 solo per l’uso in pista, si annuncia invece come la più costosa Aston Martin di sempre: da 2,5 a 3,5 milioni di euro, a seconda della configurazione. Il prezzo che bisogna pagare per l’esclusività. Purché lo siano anche i contenuti.

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