Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 11:03

Volvo, segreti e successi.

Enrico Artifoni ·

Ci sono voluti i cinesi di Geely, che hanno acquistato la casa svedese nel 2010, per liberare le potenzialità di Volvo. I risultati del 2016 parlano chiaro: nuovo record di vendite, ricavi e utili in crescita, forti investimenti destinati ad assicurare alla marca un posto al sole fra i costruttori di vetture premium anche negli anni a venire. E per il 2017 la previsione di un ulteriore progresso, grazie ai nuovi modelli in arrivo.

Usa in primo piano

Lo scorso anno Volvo ha venduto in tutto 534.332 automobili, il 6,2% in più rispetto al 2015. Grazie soprattutto alle ottime performance sui due principali mercati della marca: la Cina con oltre 90mila unità (+11,5%) e gli Stati Uniti (+18,5%). A parte la nazione madre, cioè la Svezia, dove la Casa di Goteborg ha registrato un calo delle immatricolazioni dell’1,3%, positivo anche il dato delle vendite nei vari Paesi dell’ Europa Occidentale: 206.144 unità, con un incremento del 4,1% a cui ha contribuito anche l’Italia con oltre 18mila consegne (quasi 2mila in più rispetto al 2015).

Ricavi e margini

Più dei volumi sono cresciuti i ricavi (del 10,1% a 180 miliardi di corone svedesi, circa 19 miliardi di euro) e soprattutto l’utile operativo (del 66% a 11 miliardi di corone, circa 1,15 miliardi di euro) e il margine di profitto, salito dal 4 al 6,1%. Un livello che avvicina Volvo all’obiettivo di un ritorno sui ricavi dell’8% nel 2020, l’anno in cui le vendite dovrebbero tagliare il traguardo delle 800mila unità.

I suv vanno forte

Anche per Volvo, sono i suv il volano della crescita ritrovata: la best seller XC60, che pure a fine ciclo è stata venduta in oltre 160mila unità, e la nuova XC90, salita subito sul terzo gradino del podio con oltre 90mila immatricolazioni. Fra le due, il legame con la tradizione: la V40, familiare di lungo corso che ha raccolto il favore di oltre 100mila acquirenti. Nel portfolio della Casa svedese, i modelli a ruote e guida alta pesano ormai per la metà delle vendite. Le station wagon tengono botta con il 35%, mentre le berline tradizionali si aggiudicano il rimanente 15%.

I bond e Uber

Aldilà delle cifre, fotografano l’andamento e le prospettive di Volvo alcuni eventi chiave. In campo finanziario l’accesso al mercato dei capitali, con l’emissione dei primi corporate bond nei quasi 90 anni di vita dell’azienda. E sul versante delle strategie, come ha sottolineato il ceo Hakan Samuelsson, “la decisione di non stare a subire, bensì di diventare attori della transizione verso l’elettromobilità e la guida autonoma”. Da qui le collaborazioni avviate lo scorso anno con Uber e la software-house Autoliv e il via libera a un ambizioso programma di test su strada di un centinaio di XC90 a guida autonoma, che già quest’anno saranno affidate ad altrettante famiglie di Goteborg.

Le novità

Intanto vanno avanti anche gli altri programmi mirati a espandere la presenza di Volvo sui principali mercati. Il rinnovamento della gamma, con il lancio quest’anno della nuova generazione della XC60 e dell’inedita XC40, che inaugurerà la piattaforma modulare destinata a fare da base a tutte le compatte della marca. E la realizzazione delle nuove fabbriche: a Daqing in Cina, dove la produzione è appena partita, e a Charleston, negli Stati Uniti, dove le prime vetture usciranno dalla linea nel 2018. Per la serie: meglio produrre dove si vende. Anche così ci si mette al  riparo dai rischi. Di cambio e non solo.

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