Ultimo aggiornamento  22 maggio 2019 00:37

Audi alla guerra (dei sessi).

Flavio Pompetti ·

Abbiamo visto in molti qui negli Stati Uniti, la pubblicità di Audi per il Super Bowl. La voce di un papà commenta le immagini della figlia bambina che gareggia con i suoi coetanei in una gara in discesa di macchinine fatte in casa, con quattro assi di legno e forse nemmeno un motore a bordo. La bambina ha il piglio di una "pel di carota": resiste agli attacchi dei concorrenti, anche a quelli sleali, e alla fine taglia il traguardo in testa. Il papà è preoccupato delle eventuali discriminazioni su di lei: come dirle che il nonno vale più della sua consorte in termini economici? E lo stesso per suo padre e sua madre? Come raccontarle degli ostacoli che si troverà ad affrontare sulla via della parità con gli uomini?

L'auto non conta

L’auto appare solo alla fine, una S5 che attende la coppia sul lato della strada per riaccompagnarli a casa. Il suo nome non viene nemmeno pronunciato perché lo spot non è disegnato per vendere le Audi, almeno non come conseguenza diretta. Il messaggio è invece un altro: “Audi d’America è impegnata a garantire paghe uguali per lo stesso lavoro”. Qualunque sia il sesso.

Il web si scatena ...

Su You Tube l’enorme folla di utenti che ha commentato pende verso un'opinione negativa: “Il messaggio è falso, non è vero che le donne guadagnino meno degli uomini”. Invece la realtà è differente: 54 anni dal passaggio della legge che imponeva l’uguaglianza, le donne americane portano a casa 80 centesimi su ogni dollaro intascato dai loro colleghi. Lo sdegno di molti è il segno di un rifiuto del "political correct" del dopo elezione americana.

... e accusa la stessa Audi

Altra critica corrente alla Audi, che pure ha firmato durante l’amministrazione Obama il suo "impegno alla parità nelle retribuzioni", è che lo sforzo sarà pure visibile alla base, ma al vertice della filiale americana ci sono due manager donna su 14 membri della squadra, come accade in ogni altra azienda di settore, incluse le start-up che studiano la guida autonoma.

I perché della scelta

A me comunque sembra più interessante ragionare sul perché l’Audi abbia speso gli 8 milioni di dollari che la Fox chiedeva per un minuto di spot senza mai fare il nome del marchio o della vettura, così come aveva fatto con un altro stupendo filmato pubblicitario dedicato alla guerra dei sessi, nella fase finale della campagna presidenziale.

La mia impressione è che la Casa stia pensando ad un futuro prossimo venturo nel quale l’autopilota trasformerà le case automobilistiche. Da costruttori di prodotti tra loro competitivi, a società di servizi di mobilità, con il premium non più ancorato solo a prestazioni e comfort, ma prima di tutto all'immagine identitaria del marchio. Un futuro nel quale, come stiamo oggi vedendo tra le antesignane di questa trasformazione come Uber e Lyft, i clienti faranno scelte politiche, oltre a quelle sui cavalli e i pistoni.

Tag

Audi  · Super Bowl  · You Tube  · 
Nuova York
il blog di Flavio Pompetti
Più di trent'anni di corrispondenze da New York

Ti potrebbe interessare

· di Paolo Borgognone

Tom Brady, miglior giocatore di sempre nel football americano e collezionista di auto di lusso, dona il premio vinto a un suo giovane compagno di squadra

· di Paolo Borgognone

Uno spot della Casa tedesca, realizzato per la partita dell'anno di domenica, ripropone il tema del gender gap, le ingiustificate differenze nei compensi tra i sessi