Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 07:18

Le economie di scala di Toyota.

Francesco Paternò ·

Toyota e Suzuki avevano annunciato in ottobre una collaborazione, ora da Tokyo si specificano i temi di un lavoro comune. Che sono ampi e strategici: Toyota si sostituisce alla Volkswagen come partner di Suzuki su scala globale, dopo la rottura definitiva avvenuta fra giapponesi e tedeschi più di un anno fa. A base di incomprensioni culturali innanzitutto, che fra due costruttori del Sol Levante non ci dovrebbero essere più.

Su larga scala

Toyota e Suzuki collaboreranno dunque sullo sviluppo di propulsori a minore impatto ambientale, sui sistemi di sicurezza attiva, sull’information technology e su scambi di prodotti e fornitori. Di fatto, sarà un lavoro comune – in nome delle economie di scala - sul cuore della produzione e sul futuro della mobilità, dove elettrificazione e guida autonoma sono gli assi portanti. Non si prevede invece nessuno scambio azionario (come era avvenuto fra Suzuki e Volkswagen), almeno per ora. Questo significa che nella corsa al primato mondiale per vendite, scettro appena tolto dai tedeschi a Toyota, il gruppo giapponese non potrà conteggiare i numeri del nuovo partner.   

Cosa ci guadagnano

Dalla collaborazione, Suzuki guadagna molto in termini di sviluppo prodotto, mentre Toyota beneficerà in particolare della posizione dominante del partner sul mercato indiano, in espansione e potenzialmente secondo al mondo dietro alla Cina almeno per quanto riguarda l’esplosione demografica.

Toyota assume anche una posizione sempre più imperiale in Giappone, dove ha già in piedi una nuova collaborazione con Mazda, per sviluppare in particolare l’auto elettrica, e con Subaru, marchio specialista di suv molto apprezzato negli Stati Uniti, il quale riceverà a breve dal più grande alleato propulsori elettrificati per alcuni suoi modelli. 

Oltre Mitsubishi

L’intesa di Toyota con Suzuki suona, oltre che un messaggio a distanza alla Volkswagen, anche come una risposta alla Renault-Nissan di Carlos Ghosn, messosi al volante della Mitsubishi l’anno scorso sulla scia dello scandalo delle false dichiarazioni sui consumi che ha travolto il marchio giapponese. A un certo punto della crisi con Volkswagen, si era molto parlato anche di un possibile corteggiamento di Suzuki da parte di Fiat Chrysler, ma ora quel tempo è definitivamente scaduto.

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