Ultimo aggiornamento  16 ottobre 2019 13:48

Mobilità elettrica, paradosso all'italiana.

Gloria Smith ·

In Italia i veicoli elettrici rappresentano solo lo 0,1% dell’intero mercato dell’auto: nel 2016 ne stati venduti appena 2.560 per un valore di 75 milioni di euro, senza nessuna crescita rispetto al 2015, e in controtendenza con quanto avviene in Europa e nel resto del mondo. Secondo l'E-Mobility Report, il primo in Italia a fotografare questo settore, redatto dall’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano diretto dal professor Vittorio Chiesa, il nostro paese è intrappolato in un pericoloso scollamento tra i due fondamentali anelli della catena, le auto elettriche da un lato, l'infrastruttura di ricarica dall'altro.

Prima i veicoli....

L'E-mobility Report traccia per lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia due possibili scenari di qui al 2020. Il primo, detto "EV pull", ipotizza che il primo passo per l’affermazione della mobilità elettrica sia la vendita delle auto elettriche. Lo studio del Polimi è partito dalla stima, ottenuta attraverso interviste agli operatori di settore, del numero di veicoli elettrici previsti in Italia al 2020 e ha calcolato “a ritroso” il numero di colonnine necessario. Si arriva così a prevedere 70.000 veicoli elettrici immatricolati in Italia tra gennaio 2017 e dicembre 2020, con un quota di mercato che dallo 0,3% del 2017 (aumento del 300% rispetto al 2016) sale al 2% nel 2020. Ciò spinge a sua volta investimenti in infrastrutture di ricarica compresi tra 225 milioni e 384 milioni di euro, mentre si ottiene un abbattimento di emissioni di CO2 del 54%.

...o prima le colonnine?

C'è però una seconda possibilità, lo scenario "PNIRE push", dove si ipotizza che sia l’infrastruttura di ricarica a comandare i volumi del mercato. Il PNIRE (Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica), redatto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), governa lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica nel nostro paese e ha l'obiettivo al 2020 di installare 4.500-13.000 punti di ricarica normal power (potenza pari o inferiore a 22 kW) e 2.000-6.000 punti high power (oltre 22 kW). Un numero di colonnine del genere giustificherebbe 130.000 auto elettriche circolanti al 2020 (l’85% in più rispetto allo scenario precedente) e porterebbe a benefici ambientali ancora più rilevanti.

Pericoloso scostamento

I due scenari portano alla luce due visioni contraddittorie dell’andamento del mercato: il PNIRE ha l’ambizione di preparare un’infrastruttura per oltre 130.000 veicoli elettrici, ma il mercato delle auto non sembra ritenere possibile andare oltre le 70.000 unità immatricolate nei prossimi 4 anni, poco più della metà. Secondo il Polimi, l'Italia dovrebbe rendere le sue strategie più coerenti riallineando le due visioni: per esempio, si potrebbe ridimensionare il PNIRE verso un obiettivo di infrastrutture più in linea con quanto ci si attende dal mercato delle auto e intanto rafforzare i sistemi di incentivazione per l’acquisto.

Serve una scossa

La Cina è il più grande mercato mondiale per la e-mobility con 225.000 auto elettriche vendute nei primi 3 trimestri 2016 e una crescita del 118% rispetto allo stesso periodo 2015. Anche per gli Stati Uniti (109.000 unità vendute, + 33% rispetto al 2015) e l’Europa (151.000 unità, + 23%) i dati sono incoraggianti, mentre l'Italia, che rappresenta solo l’1% del mercato europeo, è fanalino di coda. La mancanza di meccanismi di incentivazione è uno degli elementi più penalizzanti per il mercato italiano, secondo il Polimi: in Norvegia, uno dei paesi con il maggior numero di immatricolazioni, sono disponibili incentivi pari a circa 20.000 euro per i BEV (auto full electric) e 13.000 per i PHEV (ibride); in Italia si ricevono circa 3.000 euro per un BEV e 2.000 per un PHEV. I numeri della nostra infrastruttura di ricarica (9.000 colonnine, di cui l’80% private) confermano la contraddizione evidenziata dallo studio: abbiamo un indice di 0,66 veicoli elettrici per punti di ricarica, ma in Europa c'è un rapporto medio di circa 0,86 veicoli per singola colonnina e in un mercato "maturo" il rapporto ideale è considerato 1 veicolo per ogni punto di ricarica - un valore toccato solo dai paesi più avanzati sull'elettrico: la Cina (1,05 veicolo/punto di ricarica) e la Svezia (0,99).

Ti potrebbe interessare

· di Marina Fanara

Appuntamento il 25 e 26 marzo per il 1° Raduno interregionale sulla mobilità sostenibile: veicoli a batteria e sfilata per le strade della Capitale

· di Francesca Nadin

La Provincia altoatesina spinge sull'elettrico: 4.000 euro di bonus per chi acquista un veicolo a batteria, niente bollo per cinque anni e più colonnine di ricarica

· di Marina Fanara

La denuncia è della Corte dei Conti: dopo quattro anni, il piano per le infrastrutture di ricarica del ministero delle Infrastrutture e trasporti non è ancora stato avviato