Ultimo aggiornamento  14 ottobre 2019 20:12

Kojak e il fantasma della Cadillac nera.

Giuseppe Cesaro ·

È uno dei poliziotti più famosi del piccolo schermo, avrebbe compiuto 95 anni oggi (era nato il 21 gennaio 1922) e, curiosamente, domani sarà il 23mo anniversario della morte, avvenuta il 22 gennaio 1994.

Testa pelata, chupa chups e Buick

Segni particolari? Testa pelata (si era rasato a zero, per la prima volta, per interpretare Ponzio Pilato in “La più grande storia mai raccontata” - 1965 - e aveva deciso di mantenere quel look), un chupa chups perennemente in bocca (idea dell’attore: secondo il copione il suo personaggio avrebbe dovuto stringere tra i denti una sigaretta) e un’inseparabile compagna di avventure a quattro ruote: una Buick Century Regal 455 coupé del ’73, color bronzo, successivamente sostituita da una versione del ’75, color rame.

50 film ma per tutti soprattutto Kojak

Di chi stiamo parlando? Ma di Telly (Aristotelis per l’anagrafe) Savalas, naturalmente. Più di 50 film in 33 anni di attività, tra i quali “L’uomo di Alcatraz” (1962, che gli valse una candidatura agli Oscar, come miglior attore non protagonista), “Quella sporca dozzina” (1967), “007, Al servizio segreto di sua maestà” (1969, dove interpreta Ernst Stavro Blofeld, il supercattivo “numero 1” della famigerata Spectre) e “La corsa più pazza d'America n. 2” (1984), sequel dell’omonimo film del 1981 dedicato alle corse clandestine in auto. Il ruolo, però, che lo ha reso un’icona senza tempo è quello di Theo Kojak, carismatico investigatore di polizia del tredicesimo distretto di Manhattan, per il quale Savalas ha ricevuto l’Emmy 1974 come Best Lead Actor In A Drama.

Mai stato superstizioso, ma...

Ma c’è un episodio sorprendente (e, per certi aspetti, inquietante) della vita di Savalas, in qualche modo legato a una macchina, che pochi conoscono. Lo racconta lui stesso, in una puntata di “The Extraordinary”, una trasmissione televisiva australiana dedicata a paranormale e soprannaturale, andata in onda tra il 1993 e il 1997. “Non sono mai stato superstizioso – racconta lo stesso Kojak - ma poi è successo qualcosa nella mia vita che mi ha spaventato a morte e che ancora oggi non mi spiego”. L’anno è il ’58 o ’59. Sono circa le due del mattino. Piove. Savalas – che è solo agli inizi della carriera di attore - sta tornando a casa in macchina, dopo aver riaccompagnato una ragazza. All’improvviso rimane senza benzina. L’auto si ferma in mezzo al nulla. Si intravede l’insegna luminosa di una tavola calda. Savalas la raggiunge, entra e chiede se c’è un benzinaio. Più avanti, lungo la strada – gli dicono – ce n’è uno aperto 24 ore.

Il fantasma in Cadillac nera

Si mette in cammino, sotto la pioggia, in un’atmosfera decisamente gotica. A un certo punto gli si affianca una Cadillac nera. “Posso darle un passaggio?” chiede la voce in falsetto di un tizio vestito in modo insolitamente elegante. Savalas ringrazia, spiega la situazione e si fa dare un passaggio fino alla pompa di benzina. Il silenzio a bordo è inquietante. La strada, per fortuna è breve. Il benzinaio c’è. Savalas riempie una tanica e quando fa per cercare il portafogli, si accorge di essere al verde. Il misterioso automobilista si offre di pagare la benzina. Il giovane attore è dubbioso, ma non ha scelta. Accetta. I due ripartono. L’atmosfera è sempre più strana. La tensione sale. Finalmente i due raggiungono la macchina ferma a bordo strada. Savalas mette la benzina nel serbatoio e il tizio spinge la macchina per farla ripartire. La macchina riparte. Savalas non sa come ringraziare lo sconosciuto. Che gli scriva almeno nome e indirizzo: così potrà restituirgli i soldi della benzina. Lo sconosciuto scrive, lascia il biglietto all’attore, sale in macchina e sparisce nella notte. Anche Savalas sale in macchina e se ne torna a casa. Sembra la fine della storia, ma è solo l’inizio.

"Il signor Cullen?"

Il giorno successivo l’attore prende il biglietto. Accanto all’indirizzo, c’è un numero di telefono. Chiama. “Posso parlare con il signor Cullen?” “Non c’è”, risponde una voce di donna. “Quando torna?” “Lei chi è?” Savalas spiega. “La smetta con questi stupidi scherzi – replica secca la donna - mio marito è morto due anni fa!” “Non poteva finire così – racconta Savalas. Ho contattato di nuovo la donna e l’ho incontrata. Le ho descritto i vestiti dell’uomo: erano quelli che indossava quando l’hanno sepolto. Le ho mostrato il biglietto con la firma. Lei aveva portato una lettera che lui le aveva scritto quand’era nell’esercito: le firme erano identiche. C’era solo un particolare che non combaciava: la voce. Ho chiesto se lui avesse un tono di voce alto. Lei ha risposto di no: aveva una voce profonda come la mia. Ma poi mi ha spiegato che si era suicidato, sparandosi un colpo alla gola. Ed ecco spiegata la differenza nel tono di voce”.

Morale? Controllate sempre il livello della benzina. E, soprattutto, se non siete a Manhattan in pieno giorno, evitate gli sconosciuti in Cadillac nera: parola di Kojak.

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