Ultimo aggiornamento  19 ottobre 2019 22:22

Il santo Grohl.

Giuseppe Cesaro ·

Un rocker anomalo: tutto casa e palco. E se pensate che, come molti suoi colleghi, abbia un debole per le “muscle car”, vi sbagliate. "Guido una family car, non un mostro di suv – ha dichiarato qualche tempo fa – una familiare adatta a ospitare comodamente cinque persone”. La sua passione? Un tranquillo van Ford Falcon, con il quale porta a spasso moglie, figlie e amici. Parliamo di Dave Grohl – 48 anni appena compiuti (è nato a Warren – Ohio – il 14 gennaio 1969) - polistrumentista americano: batterista, dal ’90 allo scioglimento (‘94), dei leggendari Nirvana di Kurt Cobain e, subito dopo, fondatore e tuttora leader (questa volta, però, nella veste di chitarrista) dei Foo Fighters, una delle rock band più amate del presente.

Gestione oculata

Un milionario sui generis, dal momento che ha timore a spendere i soldi. “Non puoi dare per scontato il tuo tenore di vita”, ha dichiarato. “Ho montagne di soldi, ma ho paura di spenderli. So di non avere nemmeno un diploma di scuola superiore sul quale contare e, quindi, devo essere molto attento a quello che ho”. Buon senso, dunque, non tirchieria. Lo dimostra il fatto che ha acquistato la sua prima "luxury car” – una Bmw M5 - solo nel ’2003, quando era già milionario da almeno una decina d’anni. Qualche anno prima (’95), dopo un incidente con il suo furgone Chevrolet, aveva cominciato a guardarsi intorno per cercare qualcosa di più adeguato al suo status. Guardando alle Bmw e Mercedes, però, pensava: “Sono fantastiche, ma se ne compro una adesso, di cosa avrò bisogno domani?”

Un mezzo tutto suo

Qualche anno fa (2009) Grohl ha chiesto al suo amico Troy Honeycutt - di “King T’s Kustoms”, mago in restauri e customizzazioni - di trovargli un van che facesse al caso suo. Specifiche? Un modello anni ’60, con tanti finestrini e senza inutili orpelli: essenziale come un veicolo di serie e affidabile tanto da portarci fuori la famiglia. Memore di quello che Grohl gli aveva raccontato qualche tempo prima, a proposito all’auto che il musicista si era comprato con i primi guadagni (una vecchia Ford Falcon nera del 1963, praticamente identica alla prima auto di sua madre), Honeycutt decise di mettersi sulle tracce di un Ford Falcon di prima generazione (1961-67). Un Econoline, nato come risposta della casa di Dearborn al Greenbrier Chevrolet (un 6/8 porte, prodotto tra ’61 e ’65) e, soprattutto, al Volkswagen Type 2 – meglio noto come Bulli: uno dei van più amati di sempre, vera e propria icona del surf e della cultura hippy.

Nuova vita

Dopo qualche buco nell’acqua, nel luglio 2010 finalmente l’incontro giusto nel cuore del deserto dell’Arizona. Il furgoncino (bianco) aveva tre gomme a terra e l’aria piuttosto malconcia, ma – ricorda Honeycutt – era tutto intero e le sospensioni sembravano a posto. Bastò versare un po’ di benzina nel serbatoio, girare la chiave e il Falcon tornò subito a spiegare le sue ali. Era lui. L’unica cosa che destava qualche preoccupazione era una brutta ammaccatura che impediva alla porta posteriore di chiudersi. Niente paura: i ragazzi di “King T’s Kustoms” avrebbero fatto miracoli.

Infatti. Il salto dal “prima” al “dopo” è davvero sorprendente. Per capirlo, basta guardare le foto che ritraggono Grohl – rilassato e soddisfatto - al volante del suo Falcon, “nuovo fiammante”. Elegante livrea bianca e rossa, tredici finestrini, due portiere (guidatore e passeggero), due doppie porte (laterali e posteriori: quando la prima si apre, da sotto spunta fuori, automaticamente, un gradino che facilita salita e discesa) e un divanetto a tre comodi posti. Ci sarebbe stato anche spazio per un secondo divanetto, ma Grohl ha preferito rinunciarci, per aumentare lo spazio di carico. Motore? Un 302 V8 - introdotto nei Falcon, in sostituzione dei 240, a partire dalla seconda generazione (1968-74) - posizionato nel più imprevedibile dei posti: un box inserito tra il sedile del conducente e quello del suo vicino. Niente male per il frontman di una rock band piuttosto ruvida, il cui nome deriva dall’espressione con la quale, durante la Seconda Guerra Mondiale, piloti inglesi e americani descrivevano Ufo e altri misteriosi avvistamenti.

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