Ultimo aggiornamento  26 aprile 2019 00:09

Movement, i big data di Uber.

Gloria Smith ·

Sui big data, Uber cerca il compromesso con le amministrazioni locali: criticata da alcune città per la mancata condivisione dei dati che raccoglie su clienti e corse, la start-up californiana del ride hailing cerca di "far pace" attraverso un sito internet dove metterà questi dati in condivisione.

Al servizio della pianificazione

Il sito si chiama Movement ed è stato disegnato, afferma Uber, insieme a esperti di pianificazione urbana e trasporti. Per ora accessibile solo alle amministrazioni cittadine, Movement offre, in forma anonima e aggregata per proteggere la privacy, i dati raccolti da centinaia di migliaia di veicoli che portano il servizio Uber nelle città di tutto il mondo. L'idea è aiutare le autorità locali a prendere "decisioni informate", ovvero a studiare l'andamento del traffico nel tempo, con dati sempre aggiornati, e l'impatto di eventi straordinari come incontri sportivi, concerti, chiusure di strade, sulla circolazione, allo scopo di rendere più efficiente la pianificazione urbana, fare investimenti mirati sulle infrastrutture, modificare la viabilità in alcune zone e così via. “Il nostro rapporto con le città non è sempre facile, ma in molti posti del mondo Uber e le città possono cooperare perché hanno obiettivi comuni", ha dichiarato Andrew Salzberg, head of transportation policy di Uber. “Si lavora meglio in un mondo in cui le strategie e le decisioni politiche sono fondate sul supporto dei dati".

I numeri di Uber

L'idea di Uber è che nel futuro le diverse opzioni della mobilità cittadina debbano diventare parte integrante della pianificazione delle amministrazioni locali - e Uber vuole essere parte attiva in queste decisioni. I dati messi a disposizione delle autorità locali con il sito Movement sono affidabili, sempre aggiornati (Uber è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7) e meno costosi rispetto a quelli raccolti tramite agenzie terze, perché catturati direttamente dagli smartphone degli autisti dotati di accelerometri e tecnologia Gps, sostiene Uber. Su Movement si trovano per esempio i tempi medi di percorrenza nelle diverse aree della stessa città e permettono il confronto tra orari, giorni, settimane o mesi diversi.

Dati per tutti 

Uber è stata finora restia a condividere i suoi dati con le autorità cittadine, preoccupata di proteggere la privacy dei passeggeri; tuttavia la start-up di San Francisco è ansiosa di ridurre gli attriti con le città, dove si è scontrata su molti fronti, anche sindacali e regolatori. I Big data raccolti da Uber sono tra i motivi del braccio di ferro, tanto che l'amministrazione di New York è arrivata a proporre una norma per obbligare Uber e tutte le società del ride hailing a mettere a disposizione delle autorità i dati sul luogo di partenza e di arrivo per ogni corsa. Aziende come Easy Taxi, Le.Taxi e Grab hanno ceduto alle pressioni e cominciato a condividere i loro dati sul traffico con alcuni enti in base a una licenza specifica per gli open data. Uber ha fatto a modo suo: ha creato il sito ad hoc Movement, ma lo ha reso per ora accessibile solo ad alcuni, per invito. E i dati sono messi a disposizione tramite una licenza Creative Commons che restringe l'uso commerciale.

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