Ultimo aggiornamento  24 aprile 2019 14:16

Gm Ford e Fca, fuga dal Ces.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

LAS VEGAS - Sono a Las Vegas per il Ces, la più grande fiera mondiale del settore elettronica di consumo e dispositivi digitali. Tra lavatrici e frigoriferi “parlanti”, negli scorsi anni le Case auto hanno presidiato l’evento, alla ricerca di un’immagine innovatrice che spesso non le apparteneva. L’edizione 2017 non ha tradito le attese. La lista di partecipanti a quattro ruote è ricca e nutrita: coreani, giapponesi, tedeschi … e un’eccezione, l’industria automobilistica americana.

Si è notato chi non c'era

Mary Barra e Mike Fields, rispettivamente numero uno di General Motors e Ford, autori negli anni scorsi di speech da non perdere, oggi si sono tenuti alla larga (Fields ha fatto solo una rapida apparizione). Non si è visto neppure Sergio Marchionne, che qui in effetti nessuno lo ricorda: se è vero che Fiat Chrysler (Fca) con la Portal, elettrica e a guida autonoma, ha indicato l’evoluzione in chiave moderna del van americano, è anche vero che lo stesso concept è stato presentato al Ces solo dalle seconde linee del management Fca. Lo stesso fondatore di Tesla, Elon Musk, ha preferito snobbare il Ces, riunendo investitori e analisti a Reno (sempre nel Nevada ma a circa 400 miglia da Las Vegas), dove la Gigafactory ha iniziato a produrre le batterie destinate alle sue Model S e Model X (e prossimamente sulla  Model 3).

Fino a quando?

Barra, Fields e Marchionne hanno dunque preferito restare a Detroit per difendersi dagli attacchi del presidente eletto Donald Trump, contrario alla importazione di auto americane dal Messico: prima è toccato a Gm per la Chevrolet Cruze, poi a Ford per la Focus. Fca ha in Messico due stabilimenti (Saltillo e Toluca), per ora è stata risparmiata. Fino a quando? 

Qualcuno (Ford) ha già assecondato Trump, spostando in Michigan gli investimenti inizialmente destinati al Messico. Altri (Fca), non avendo le risorse necessarie per investire in nuove tecnologie come elettrico e ibrido, lo potrebbero fare nei prossimi giorni, nella speranza che Trump riduca la pressione governativa sul taglio di consumi ed emissioni inquinanti. 

Messico e Trump

Tutti sembrano comunque pronti a cedere qualcosa al presidente eletto, pur di non veder compromesso, da azioni di protezionismo fuori tempo, il rapporto commerciale con il Messico: considerando che i fornitori del paese sudamericano garantiscono il 40% delle componenti delle auto prodotte negli Stati Uniti, si capisce bene il rischio al quale si andrebbe incontro. L’eventuale tassa sulle importazioni minacciata da Trump potrebbe mettere in ginocchio l’industria americana e i suoi profitti, rendendola meno competitiva soprattutto nei segmenti medi e compatti. Un rischio per il quale vale la pena mettere da parte il Ces e aspettare (a braccia aperte) la visita del neo presidente al Salone di Detroit. 

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In folle
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Direttore de l'Automobile

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