Ultimo aggiornamento  18 agosto 2019 23:21

90 anni di Route 66.

Paolo Borgognone ·

L'anno che si sta per chiudere ha visto celebrarsi un compleanno speciale: quello della Route 66, la strada più famosa del mondo. Una strada talmente importante da esistere ancora nonostante non ci sia più, spezzettata in mini tronconi, scavalcata dalle autostrade più moderne, cancellata dalla fretta e insabbiata dal progresso. Nato nel 1926, questo nastro d'asfalto lungo poco meno di 4.000 chilometri, dalle sponde del lago Michigan a quelle dell'Oceano Pacifico, ha segnato la storia degli Stati Uniti e del mondo. 

Dal freddo Michigan al sole della California

La 66 parte da Chicago e questo lo sanno tutti. Da dove esattamente però è oggetto di discussioni. Tra Adams Street e Michigan Avenue, a downtown Chicago, c'è un segnale che indica quello come il punto di partenza. Ma da lì la strada non è mai partita. Lo ha fatto, casomai, dal Jackson Park, il giardino pubblico che la gente del posto volle sulle rive del lago Michigan per avere un polmone verde e non essere soffocata dai grattacieli della metropoli in espansione e dedicato a Andrew Jackson, settimo Presidente Usa. 3.945 chilometri e, dall'altra parte del continente, la strada si conclude davanti alla bianca spiaggia di Santa Monica, sotto il sole della California. Nel mezzo c'è di tutto: le città in continua crescita, Saint Loius, Santa Fè, Oklahoma City, Springfield, Amarillo, in ordine sparso, le montagne dell'Arizona, le sconfinate pianure del Mid West, il deserto del Sud Dakota, i fiumi e le valli. L'America.

La Depressione e il Rock, tutto nella "strada madre"

La Route 66 attraversa la storia dell'America, come ne attraversa il territorio. Negli anni '30 è la via della grande emigrazione (John Steinbeck la definì la "strada madre" nel capitolo 12 di "Furore": ci torneremo), dopo i disastri della depressione e della siccità nel mid west e nel sud. Negli anni '40 diviene parte dello sforzo bellico americano e il decennio successivo è testimone del periodo d'oro della motorizzazione e della voglia di vivere della gioventù americana, tra pacchetti di Lucky Strike infilati nella manica della t-shirt, automobili dalle grandi pinne posteriori, giubbotti di pelle nera e rock&roll. Gli anni '60 sono contraddittori: da un lato l'eccessivo traffico spinge gli ingegneri a studiare vie alternative, dall'altro la Route 66 va in tv con quattro anni di show dedicati a lei e alle avventure di due giovani in cerca di avventure a bordo di una Corvette. 

Con Regan, la fine del mito

Mentre l'America vuole andare sempre più di corsa lungo le sue Interstate a quattro e sei corsie, la Route 66 conosce il degrado. Gli anni '70 ne segnano il declino, i rampanti '80 la fine. È il 1984, l'anno della schiacciante rielezione di Ronald Reagan a presidente Usa, quello in cui la strada madre viene ufficialmente chiusa. Gli anni '90 segnano l'inizio della leggenda, confermato il decennio successivo quando la Disney ambienta lungo la 66 il suo cartone "Cars". Negli ultimi anni il lavoro di recupero continua. Tratti della Route 66 sono già vincolati a formare il più lungo parco protetto del pianeta e la speranza è di avere tutto il percorso riconosciuto e vincolato entro il 2026, l'anno del centenario. 

Una strada per l'arte

Nessuna strada al mondo ha mai ricevuto le attenzioni riservate alla Route 66 da parte della cultura popolare. Al primo posto, ovviamente, "Furore". Il capolavoro di John Steinbeck che racconta l'epopea della famiglia Joad, costretta dalla povertà del post depressione del 1929 e dalla siccità citata nelle "Dustbowl Ballads" di Woody Guthrie, ad emigrare dall'Oklahoma verso la nuova promised land, la California. Il viaggio di Tom Joad - che tornerà nella cultura pop sotto forma di fantasma nello splendido album di Bruce Springsteen del 1995 "The Ghost of Tom Joad", il più politico dei lavori del rocker di Freehold, New Jersey, dai tempi di "Nebraska"  del 1982 - è il viaggio dei disperati che attraversano il Paese su auto sgangherate, con pochissimi soldi con sé, contando solo sulla solidarietà degli altri disperati sulla strada come loro. John Ford fece di questa vicenda un film già nel 1940, un anno dopo l'uscita del libro. 

Dal vinile ai videogiochi 

La Route 66 torna anche in molte altre e differenti espressioni artistiche. Già detto della storia della serie Tv della Cbs, andata in onda per quattro stagioni tra il '60 e il '64, ritroviamo il mito anche nelle altre arti: il musicista jazz Bobby Troup scrisse nel '46 una canzone col nome di "Route 66" e la fece interpretare da Nat King Cole che la portò al successo. Stesso discorso per il Cadillac Ranch - un'installazione artistica nata lungo la 66 nel 1974 alle porte di Amarillo con 12 Cadillac variopinte piantate nel terreno - cantato da Bruce Springsteen nell'omonima canzone dall'album "The River". Anche i cartoni animati hanno celebrato la Route 66. Molti anni prima di "Cars", la Disney ha ambientato lungo questa strada una parte del lungometraggio "In vacanza con Pippo". Il videogioco "Overwatch", sviluppato dalla Blizzard Entertainment nel 2016, ha una sezione dedicata ad un'avventura da completare lungo la Route 66. 

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