Ultimo aggiornamento  14 ottobre 2019 21:06

Johnny Ace che amava le Oldsmobile.

Giuseppe Cesaro & Paolo Borgognone ·

"Leggevo una rivista e pensavo a una canzone rock". Era il 1954 e non era molto che avevo cominciato a suonare, quando alla radio venne un tizio e disse: “Odio strapparlo ai suoi fan, ma Johnny Ace è morto”. È l’attacco di “The Late Great Johnny Ace” (1981), una struggente ballad di Paul Simon, che illumina un frammento di Novecento, legando insieme tre morti violente e, anche se per motivi diversi, simboliche: John Marshall Alexander, Jr. – cantante di rhythm and blues americano, conosciuto con il nome d’arte di Johnny Ace - scomparso il 25 dicembre 1954 (sessantadue anni fa esatti), John Fitzgerald Kennedy (22 novembre 1963) e John Lennon (8 dicembre 1980), al quale il brano è dedicato.

Una voce amata anche da Elvis

Figlio di un predicatore del Tennessee, aveva cominciato giovanissimo (è morto a soli 25 anni) la carriera di musicista, prima come pianista per Adolph Duncan e poi per la leggenda blues B.B. King. Il suo primo disco - “My song” (1952) – stazionò per ben nove settimane in vetta alle classifiche di R&B. Nei due anni successivi, JA infilò ben otto successi uno dopo l’altro, influenzando con il suo stile vocale anche il giovane Elvis, che molti anni dopo (1977), avrebbe reinterpretato “Pledging My Love”, uno dei cavalli di battaglia di JA, già inciso nel 1972 da Jerry Lee Lewis.

Piede pesante, grilletto facile

Le sue qualità di autore, pianista e cantante, lo portarono a macinare concerti su concerti, in un crescendo di successo personale che lo vide accumulare addirittura 350 serate in un solo anno. La strada era diventata la sua casa. L’auto la sua compagna di vita più fedele. Secondo il chitarrista della sua band, “l’idea di divertimento di Johnny era quella di guidare la sua Oldsmobile a 90 miglia all’ora (145km), con la pistola in mano, e sparare ai cartelli dei limiti di velocità”. Nel dicembre del 1954 la rivista specializzata Cash Box nominò Johnny Ace “Artista Più Programmato” (dalle radio, s’intende) dell’anno. Chissà cosa ne sarebbe stato di lui, se il giorno di Natale di quello stesso anno, appena un’ora dopo essersi regalato una fiammante Oldsmobile, non avesse posto fine alla propria esistenza con un tragico gioco.

Tragico Natale

Pare, infatti, che, durante l’intervallo tra i due tempi del suo show natalizio al City Auditorium di Houston, in Texas, abbia cominciato a giocherellare con la sua calibro 22. C’è chi parla di una sfortunata roulette russa, inscenata per impressionare gli altri musicisti. Ace avrebbe lasciato un solo proiettile nel revolver, fatto ruotare il tamburo, avvicinato la pistola alla tempia e premuto il grilletto, uccidendosi.

Secondo il bassista di un altro gruppo, che aveva assistito all’evento, invece, Ace aveva bevuto e stava giocando con la sua pistola, quando qualcuno avrebbe detto: “Ehi: stai attento con quell’arnese!” “Tranquillo – avrebbe risposto il cantante – è tutto ok. La pistola è scarica: vedi?”. Ma c’è anche una terza versione, in base alla quale Ace, scherzando, avrebbe puntato la pistola contro la sua ragazza e un’altra donna che erano sedute vicino a lui, senza sparare, per poi girare l’arma contro se stesso e fare fuoco. Non mancò nemmeno chi parlò di omicidio, ma sia la polizia accorsa sulla scena, sia i biografi di Ace, accreditano la versione della roulette russa.

Johnny e Christine

È il 1983 quando John Carpenter propone sulla schermo uno dei primi (e più belli) tra i romanzi di Stephen King, "Christine". La Plymouth Fury rossa del 1958, abitata dal male e che parla attraverso l'autoradio che trasmette solo hit anni '50, finisce nella mani dell'adolescente Arnie Cunningham che si innamora, letteralmente, di lei. Quando? Nel momento in cui l'auto lo avvolge nella romantica atmosfera di "Pledging my Love", una delle struggenti hit di Johnny Ace. "My heart's at your command dear, to keep, love and to hold, making you happy is my desire, keeping you is my goal": così canta Christine, e il mondo di Arnie cambia per sempre. 

8 dicembre 1980

Ma torniamo a Paul Simon: “Una fredda sera di dicembre, mentre passeggiavo tra la folla natalizia, uno sconosciuto si avvicinò e mi chiese se avevo sentito che John Lennon era morto. E così il tizio e io entrammo in un bar e rimanemmo fino alla chiusura. E tutte le canzoni che suonammo le dedicammo al compianto Johnny Ace”.

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