Ultimo aggiornamento  09 dicembre 2019 11:05

Uber ha le tasche bucate.

Patrizia Licata ·

Uber, la start up californiana divenuta simbolo del ride hailing in tutto il mondo, macina ricavi ma non riesce ancora a far quadrare i conti: l'azienda registra una perdita di 800 milioni di dollari nel terzo trimestre del 2016, ovvero 2,2 miliardi di dollari per i primi nove mesi dell'anno, secondo le fonti di stampa Usa. Si tratta di stime perché Uber non è quotata in Borsa e quindi non ha l'obbligo di rendere pubblici i report finanziari.

Effetto Didi

Ad agosto Uber ha stretto un accordo con Didi Chuxing, la sua omologa cinese, che le ha permesso di acquisire una quota del 17,7% in Didi, mentre Didi si è impegnata a investire 1 miliardo di dollari in Uber. Grazie alla vendita delle attività di ride hailing cinesi alla concorrente, Uber ha portato a casa un utile netto di 2,2 miliardi di dollari (ma si tratta di una voce una tantum) e ha potuto ridurre il tasso di crescita delle perdite al 25% anno su anno rispetto al 34% del secondo trimestre: ora si prevede una perdita operativa pre-tasse a fine 2016 di 2,8 miliardi di dollari. Al tempo stesso, l'uscita forzata dal mercato cinese non ha scalfito la capacità di far lievitare le vendite: Uber nel terzo trimestre tocca un fatturato di 1,7 miliardi di dollari (è quanto resta all'azienda dalle tariffe per il suo servizio "taxi" dopo aver pagato i conducenti), un risultato che è del 240% migliore rispetto a un anno fa (e al di sopra dei ritmi di crescita del secondo trimestre, quando il fatturato cresceva del 190%).

Tanti investimenti

Le perdite del terzo trimestre 2016 sono comunque inferiori a quelle del secondo (1,2 miliardi di dollari) e si legano principalmente al fatto che Uber è un'azienda in fase di espansione e continua a spendere moltissimo in marketing e in ampliamento del servizio su scala internazionale. Uber investe anche in attività che ritiene importanti per il suo futuro, come i progetti sulla guida autonoma e il take-away di UberEats. Qualche settimana fa ha rilevato la Geometric Intelligence, una startup di New York specializzata in tecnologie di apprendimento delle macchine con cui Uber darà vita a un laboratorio di ricerca sull'intelligenza artificiale diretto da esperti delle università di Cambridge, New York City e Central Florida.

Il futuro

La capacità di far crescere le vendite sostiene per ora la stellare valutazione di Uber, che sfiora i 70 miliardi di dollari; tuttavia, la consacrazione del modello di business deve ancora superare alcuni ostacoli, a partire dalle dispute normative sia sul fronte dell'attività di ride hailing sia su quello delle sperimentazioni delle auto autonome. A questo proposito, si è appena chiuso - almeno temporaneamente -  un testa a testa tra Uber e il Department of Motor Vehicles (Dmw) della California che ha intimato alla start up di non condurre più i test sulle strade pubbliche perché priva dei necessari permessi. Dopo solo una settimana, la sperimentazione è stata, quindi, bloccata. 

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