Ultimo aggiornamento  17 febbraio 2019 03:23

2017, attenti al Michigan.

Francesco Paternò ·

Nello stato del Michigan, la normativa si chiama Save Act e autorizza i costruttori a sperimentare per strada i sistemi di guida autonoma imbarcati su automobili ancora dall’aspetto familiare.  L’approvazione è avvenuta la settimana scorsa. Dal gennaio 2017, lo stato del nord diventa – normativamente parlando – come la California e i primi ad approfittarne saranno i produttori di casa, le Big Three di Detroit.

Se la Ford ha già cominciato la sua sperimentazione con delle Fusion (Mondeo in Europa) nel chiuso di MCity, una città ricostruita con strade e palazzi vietata al traffico normale e al riparo da occhi indiscreti, ora insieme a Gm e Fiat Chrysler potrà farlo anche in pubblico.

Da Warren a Detroit

La Gm porterà i suoi prototipi fuori dal centro tecnico di Warren e anzi affiderà la prova sulle strade del Michigan alla nuova elettrica Chevrolet Bolt, equipaggiata di lidar e pilota automatico e costruita nella fabbrica locale di Orion Township.  La sperimentazione proseguirà contemporaneamente in Arizona e in California, dove le normative come il Save Act sono in vigore da tempo.

Chrysler e Waymo

Fiat Chrysler arriva puntualissima all’appuntamento con la legge grazie all’accordo firmato nel maggio scorso con Google. La nuova Chrysler Pacifica ibrida, costruita nella fabbrica di Windsor in Canada, è il primo modello a essere equipaggiato di sensori e software sviluppati da Google che, con l’occasione, ha ribattezzato Waymo la società dedicata al progetto di guida autonoma. L’intesa con Fca prevede l’installazione dei sistemi su 100 Pacifica, in modo da allargare la sperimentazione su strada non solo in Michigan ma anche in altri stati del Paese dove la legge già lo permette.

Strade diverse

Le tre di Detroit, insomma, accelerano sulla nuova mobilità seguendo strade diverse: Gm e Ford investendo soldi propri sullo sviluppo del software, business del futuro, per mantenere in casa ogni dato sensibile; Fiat Chrysler in partnership con Google, apparentemente delegando al colosso del tech i costi di sviluppo e tutte le informazioni che ne deriveranno. Ma anche servendo al nuovo socio su un piatto d’argento l’auto bella e fatta. Socio che così non avrà bisogno di avventurarsi sul terreno infido della produzione e, a seguire, di tutto il corollario necessario, dai fornitori alla rete. Siamo solo all’inizio.

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