Ultimo aggiornamento  24 settembre 2020 20:55

Pendolari, l'Italia perde il treno.

Marina Fanara ·

Ancora una volta è la Roma-Lido a guidare la poco onorevole classifica delle linee ferroviarie pendolari peggiori d'Italia. Lo dimostra l'edizione 2016 di Pendolaria, il rapporto di Legambiente che analizza il settore del trasporto ferroviario locale e stila una lista delle 10 tratte più problematiche della penisola. E così se il "treno del mare" della Capitale si piazza in pole position, sul podio salgono la Circumvesuviana (al secondo posto) e la Reggio Calabria-Taranto (al terzo).

Ostia Lido: l'incubo dei romani

Guasti tecnici, ritardi cronici, mancanza d'informazioni, carrozze vecchie e sovraffollate: sono questi gli ingredienti che, secondo il rapporto di Legambiente, trasformano il tragitto in treno di molti pendolari in un inevitabile calvario quotidiano. Per esempio, sui 28 chilometri della tratta romana (che si snoda da Porta San Paolo a Ostia Lido), le maggiori criticità (treni vecchi anche più di vent'anni, corse che saltano e assoluta mancanza di climatizzazione a bordo), rendono la linea "assolutamente inadeguata alla domanda di spostamento degli oltre 100 mila lavoratori e studenti giornalieri", rileva l'associazione ambientalista.

Circumvesuviana a rischio incidente

I passeggeri della Circumvesuviana, invece, sono ormai abituati ai ritardi. Il problema principale semmai è arrivare sani e salvi a destinazione: incidenti, incendi, finestrini presi a sassate, stando alla ricerca, sono eventi abituali sui 142 chilometri della tratta campana che serve un'area di più di due milioni di abitanti ed è utilizzata ogni giorno da circa 300 mila persone. Lungo questa linea, "salvo i guasti", si legge nel rapporto, "oggi viaggiano 56 treni al giorno, mentre ne occorrerebbero almeno 70" per garantire un minimo di dignità al servizio.

Reggio Calabria-Taranto: sei ore di calvario

Condizioni al limite della sostenibilità anche sulla Reggio Calabria-Taranto: nelle intenzioni, la terza classificata tra le linee più scadenti d'Italia avrebbe dovuto unire le regioni del sud, i centri turistici e i porti e offrire un servizio di qualità e valore aggiunto a lavoratori, studenti e turisti. Parlare di degrado è poco: dal capoluogo di provincia calabro a quello pugliese (384 chilometri di distanza), con soli quattro treni al giorno, ci vogliono, quando va bene, 6 ore e 15 minuti, bisogna fare tre cambi, più una tratta in pullman.

Da nord a sud, la lista del degrado

La lista della top ten delle peggiori strade ferrate dei pendolarti d'Italia continua, al quarto posto, con  la Messina-Catania-Siracusa, ma a onor del vero, fa notare Legambiente, tutte le tratte siciliane sono "scomode e inefficienti, a danno dei residenti e dei turisti che visitano l'isola". Compaiono, nella black list, anche linee del nord come la Cremona-Brescia (al 5° posto), le linee per Casale Monferrato (7ma posizione), la Treviso-Portogruaro (nona classificata) e la Genova-Acqui Terme (chiude la top ten). Per il resto, pollice verso per la centralissima Roma-Pescara (sesta posizione) e la tratta pugliese Bari-Martina Franca-Taranto (ottava).

Una mobilità insostenibile

"Il trasporto ferroviario pendolare", ha detto Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, "dovrebbe essere una priorità nazionale. Invece, su troppe linee la situazione è addirittura peggiorata, con meno treni, convogli vetusti, ulteriori tagli a interi collegamenti". Stando alle cifre citate nello studio, dal 2010 a oggi, a causa della riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato, i servizi regionali sono diminuiti del 6,5% e gli intercity del 19,7%. Alla faccia dell'emergenza smog, delle campagne contro l'"abuso" dell'auto e delle tanto proclamate politiche di mobilità sostenibile e smart.

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