Ultimo aggiornamento  24 settembre 2019 10:37

Auto elettrica, previsioni contro.

Enrico Artifoni ·

Il futuro dell’auto sarà elettrico o no? I top manager di diverse Case prevedono che nei prossimi dieci anni le vendite di vetture a batterie cresceranno in maniera significativa. Quelli dell’industria del petrolio, invece, non fanno mistero dell’opinione che i veicoli con motori a combustione interna siano destinati a dominare la scena del trasporto su strada almeno fino al 2040. Chi ci azzecca è bravo. O più semplicemente fortunato. Ma la questione è di non poco conto: sbagliare le previsioni e i conseguenti investimenti può essere, se non fatale, di grande danno per le sorti dei protagonisti di settori prominenti dell’industria, quali sono i petrolieri da un lato e i costruttori di automobili dall’altro.

Tutti pazzi per l'elettrica

ll ceo di Daimler Dieter Zetsche ha dichiarato recentemente di attendersi dalle auto elettriche fra il 15 e il 25% delle vendite dell’intero gruppo per il 2025. E il numero uno di Ford, Mark Fields, ha annunciato che nel 2020 il 40% dei modelli offerti dalla marca andrà in parte o esclusivamente “a batterie”. Cosa li fa credere nella svolta elettrica? Innanzitutto gli sviluppi tecnologici proprio nel campo delle batterie, il cui prezzo secondo i vertici di Bosch si dovrebbe dimezzare in pochi anni, mentre l’autonomia garantita alle vetture dovrebbe raddoppiare. E poi c’è il problema delle future norme sempre più restrittive in materia di emissioni, che in Europa dovrebbero entrare in vigore nel 2021: secondo il ceo di Bmw, Harald Krüger, i motori elettrici saranno l’unica risposta valida, perché quelli a combustione interna per rientrare nei limiti finiranno per costare molto di più rispetto a oggi.

Petrolieri: nessuna influenza (o quasi) sul nostro business

Più di qualche perplessità, con numeri che si scostano molto da quelli espressi dall'industria automobilistica, la esprime l'industria del petrolio. Exxon e Bp concordano nel prevedere una quota inferiore al 10% sul totale delle nuove immatricolazioni nel 2035. Sulla stessa lunghezza d’onda l’ad di Eni, Claudio Descalzi: “Le elettriche possono crescere – ha detto recentemente all’agenzia Reuters – ma non a un livello tale da porre seri problemi al nostro settore”. Anche perché. a parte le 35 nazioni più industrializzate, “negli altri Paesi – ha sottolineato Descalzi – oltre un miliardo e 300 milioni di persone non hanno neppure l’elettricità”.

Elettriche di corsa con lo sharing

Sarà il tempo a decidere chi ha ragione tra industrie dell'auto e del petrolio. Nel frattempo però una maggior diffusione delle auto elettriche, o quantomeno di quelle ibride plug-in, può essere aiutata dalla crescita del car sharing e dagli sviluppi nel campo della guida autonoma. Le vetture a batterie hanno - e probabilmente continueranno ad avere in futuro - un prezzo d’acquisto più elevato rispetto alle auto ad alimentazione tradizionale, ma i loro costi operativi sono molto inferiori. Dunque le più adatte a un utilizzo intensivo all’interno di flotte. Inoltre si prestano meglio all'integrazione con la tecnologia della guida autonoma, che necessità di elettricità per funzionare. Difatti, vanno in parte o esclusivamente a batterie quasi tutti i modelli che non solo le case automobilistiche, da Google a Apple anche le aziende della Silicon Valley, stanno sviluppando con l’obiettivo di metterli sul mercato già nel prossimo decennio.

La Cina guida la diffusione

Ricordando ciò che è successo nel campo delle telecomunicazioni, ossia l’accesso da parte dei nuovi consumatori direttamente al cellulare senza passare dal telefono fisso, c’è chi ritiene che il medesimo salto tecnologico si possa verificare nei Paesi emergenti, con l’acquisto delle auto elettriche prima ancora di quelle tradizionali. Il principale indiziato, sotto questo aspetto, è la Cina, già oggi il primo mercato al mondo per le elettriche e le ibride plug-in, con 337mila unità vendute nei primi dieci mesi del 2016. Gli incentivi statali (fino a 10mila euro per vettura), le facilitazioni ai produttori e le esenzioni ai divieti di circolazione nelle grandi città (Pechino e Shanghai su tutte) spingono verso l’obiettivo governativo di mettere su strada 5 milioni di vetture a batterie per il 2020. Le compagnie petrolifere stimano dal canto loro un ulteriore forte aumento di tutti i veicoli in circolazione, anche quelli ad alimentazione tradizionale: dai dieci di oggi per abitante a trenta nel 2040. Dunque, non sembra per i petrolieri il caso di preoccuparsi troppo, perlomeno riguardo alla Cina. Poi, se la transizione dai motori a combustione interna a quelli elettrici dovesse accelerare il passo, allora si vedrà.

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