Ultimo aggiornamento  21 luglio 2019 23:36

Audi Quattro anni '80, un mito.

Roberto Sposini ·

Prima di lei, la trazione sulle ruote era tutta avanti. O tutta indietro. Niente vie di mezzo. Allora, ed eravamo nel 1980, mica un secolo fa, le “integrali” non le avevano ancora inventate. Meglio, ci aveva provato Subaru con la station wagon Leone; rarissima (e snobbissima), per incontrarne una bisognava frequentare St. Moritz e Cortina. L’Audi Quattro fece conoscere i vantaggi della trazione integrale quando, per il grande pubblico, le uniche 4x4 avevano le forme imponenti e un po’ arroganti di Jeep e Range. In caso di neve? Si mettevano le catene e via. O le gomme chiodate, riconoscibili da lontano per quel sinistro rumore metallico.

Quattro per tutti 

Così, lei, l’Audi Quattro, oltre a democratizzare le 4wd, ha avuto altri pregi: tenere a battesimo quello che negli anni avvenire divenne quasi un brand a sé, Quattro appunto; trionfare sulla scena rallystica proprio un anno dopo, nel 1979, che la Fia ammise al Campionato del Mondo Rally le auto a quattro ruote motrici; infine, montare, sotto il cofano, il primo 5 cilindri 2.1, nato sull’Audi 100 nel 1976, divenuto in breve il motore per eccellenza della Quattro.

Gran Coupé

Presentata al Salone di Ginevra del 1980, l’Audi Quattro nasceva sulla base della 80, ma la parentela era insospettabile. Coupé dalla personalità dirompente, divenne subito uno status symbol. Montava la trazione integrale con tre differenziali e, sotto il cofano, c’era un turbo da 200 cavalli. Con due sole porte, il muso squadrato e severo, le fiancate muscolose e il portellone sfuggente, la tedescona era tutto fuorché pratica. Eppure, la Quattro divenne subito l’auto delle fughe in montagna, col tetto ricolmo Spalding e Dynastar e il baule zeppo di Moon boot pelosi. E quando il pubblico già l’amava molto, arrivarono anche i trionfi sportivi con Hannu Mikkola e Arne Hertz; a proposito, proprio quella Quattro lì, quella di Hannu, è andata all’asta poco tempo fa per la modica cifra di 346 mila euro.

Sul podio o in strada

Divenne un simbolo dei mitici Ottanta, perfetta parcheggiata fuori dalla Scala o sul podio al Rally di Montecarlo. Il sogno, oggi, sarebbe possedere una rarissima Sport Quattro, ossia la versione a passo corto del 1983. Fianchi allargati e carrozzeria alleggerita, aveva 306 cavalli, una versione da gara omologata in Gruppo B e una velocità massima di 250 km/h. Pensate, la base meccanica era talmente buona, la trazione integrale così efficiente, che le versioni della Sport Quattro da gara arrivarono alla vertiginosa quota di 600 cavalli.

Per collezionisti

Oggi la coupé tedesca è ancora un oggetto bellissimo. E il suo valore collezionistico è destinato a salire. Sotto i 35mila euro non si trova niente di buono. Gli esemplari che si trovano però sono spesso in buono stato. Puntate a una prima serie; finiture e strumentazione oggi vi sembreranno fuori dal tempo, ma una Quattro in forma supera ancora i 220 orari e fra le curve è uno spasso. Certo, una Sport sarebbe il massimo: nel 1984 costava 150 milioni delle vecchie lire, oggi non basta l’equivalente in euro e quando ne trovate una è all’estero e il prezzo è sempre “on request”.

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