Ultimo aggiornamento  21 febbraio 2019 06:20

Buona mobilità in Emilia Romagna.

Marina Fanara ·

Decongestionare le città, velocizzare il trasporto pubblico in tutto il territorio, spostare le merci sui binari, integrare gli scali aerei e i collegamenti portuali e aumentare la mobilità sostenibile potenziando gli spostamenti in bici e a piedi e utilizzando veicoli a basso impatto ambientale. Sono queste le linee strategiche che disegnano il Piano regionale integrato dei trasporti (Prit) attraverso il quale l'Emilia Romagna vuole garantirsi, entro il 2025, una "buona mobilità".

In troppi e troppo a lungo in auto

"Buona mobilità è il nome, oltre che l'obiettivo, del  nostro Prit", piega Raffaele Donini, assessore regionale ai Trasporti, "L'Emilia Romagna è una delle regioni più avanzate del Paese per dotazione di infrastrutture e utilizzo dei mezzi pubblici, ma anche noi dobbiamo assolutamente risolvere alcuni nodi critici che pesano sulla qualità dell'aria e della vita delle persone. A cominciare dalla mobilità privata sul territorio, dove la percorrenza media giornaliera pro capite è oggi di 34,5 chilometri contro i 28,7 del 2001, il 70% degli spostamenti è inferiore ai 10 chilometri e l'uso dell'auto privata è in crescita: rappresenta il 65,2% dei tragitti, il 6,8% in più rispetto a quindici anni fa".

Obiettivo mezzi pubblici in città

"Con questi numeri", sottolinea l'assessore, "la congestione urbana e metropolitana ha raggiunto livelli insostenibili. Il primo punto del piano è fare in modo che le persone scelgano di usare meno l'auto per muoversi di più con i mezzi pubblici, a piedi o in bici". In tal senso, la strategia è una maggiore competitività del trasporto pubblico locale (che oggi è all'8%) attraverso l'aumento delle corse e della velocità commerciale. "Per questo servono più corsie preferenziali, mentre sul fronte ambientale è già in atto il rinnovo della flotta con l'entrata in servizio, dal 2017, di 183 nuovi autobus tra ibridi, a metano ed elettrici". L'obiettivo dettato dal Prit è aumentare lo share dei bus fino al 13%, da qui al 2025. 

Più pendolari sui binari

Il documento preliminare del Piano rivela comunque che il trasporto pubblico locale, così come l'uso della bicicletta (che oggi in Emilia Romagna è a quota 12% sul totale degli spostamenti), risulta competitivo su tragitti entro i due chilometri. "Per i percorsi nella Regione", aggiunge ancora l'assessore, "oggi usano la ferrovia 150 mila pendolari al giorno: vogliamo arrivare al 50% in più, grazie anche al rinnovo completo del materiale rotabile. Nel 2019 entreranno in servizio nuovi treni, più capienti, confortevoli e dotati di wifi. In più, verranno riqualificate le infrastrutture ferroviarie con la velocizzazione delle linee più servite e l'elettrificazione della rete regionale".

Merci sostenibili: cura del ferro

Sulle strade dell'Emilia Romagna si muove il 90% delle merci, per un totale di 183 milioni di tonnellate l'anno, il 12% della movimentazione nazionale. "Un traffico che crea ulteriore congestione e inquinamento soprattutto intorno ai centri abitati, perché il 50% si sposta in ambito locale, su distanze inferiori ai 50 chilometri", sottolinea ancora l'assessore. "La strategia per i prossimi anni è aumentare almeno del 30% le merci su ferrovia che oggi si attestano a circa 18 milioni di tonnellate l'anno, grazie agli incentivi regionali che hanno spostato dalla strada alla rotaia l'equivalente di 720 mila camion l'anno".

Infrastrutture prioritarie e logistica

"Dobbiamo continuare in questa direzione", conclude Donini, "con l'aggiunta di una maggiore razionalizzazione delle infrastrutture dove si concentrano maggiormente i traffici, perché la mobilità sostenibile passa anche da questo e il Prit lo prevede". In agenda sono nuovi tratti autostradali, interventi per risolvere le criticità del nodo di Bologna e di Piacenza e il completamento della Pedemontana modenese. Per il settore merci la strategia è una migliore organizzazione della logistica urbana e piattaforme nei principali poli produttivi, la connessione tra interporti, i collegamenti con il porto di Ravenna e il ruolo di Parma come primo hub aereo cargo, al pari di Bergamo per la Lombardia.

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