Ultimo aggiornamento  22 febbraio 2019 07:46

Morrison, il mistero della Blue Lady.

Paolo Borgognone ·

L'8 dicembre Jim Morrison avrebbe compiuto 73 anni. Ma il rock and roll brucia presto i suoi eroi e il "re lucertola", uno dei soprannomi di Jim, nato nel 1943, icona della rivolta giovanile della seconda metà degli anni '60, poeta e performer come il mondo ne ha visti pochi, non è più con noi da una maledetta notte di luglio del 1971. Ma la nostra storia inizia qualche anno prima.  

Un regalo per Jim

Aprile 1967: da poche settimane l'etichetta Elektra Records ha pubblicato "The Doors", il primo, straordinario album della band di Morrison e soci. Il disco - che contiene canzoni leggendarie come "Light my Fire", numero uno nelle charts Usa, "Break on Through" e l'iconica e struggente "The End" - ha talmente successo che il presidente della Elektra, Jac Holzman, promette di regalare a ciascun componente del gruppo qualsiasi cosa desideri. Ray Manzarek, il tastierista, e Robby Krieger, alla chitarra, chiedono le più moderne attrezzature per gli studi di registrazione; il batterista, John Densmore, desidera un cavallo. Jim Morrison vuole un'auto. Ma non una qualunque: vuole una Mustang, una Nightmist Blue 1967 Shelby Gt 500

Blue Lady

Estroverso e imprevedibile, Jim - figlio di un ammiraglio della marina degli Stati Uniti - scelse la Mustang dopo averla vista ad un suo amico, un parrucchiere di Los Angeles, Jay Sebrings. L'8 agosto del 1969, Sebrings venne ucciso barbaramente a calci e con 11 coltellate a Cielo Drive, nella casa dell'attrice Sharon Tate. A commettere l'omicidio fu Charles Denton "Tex" Watson, membro della famigerata "famiglia" guidata dal serial killer Charles Manson. Una volta entrato in possesso dell'auto, era facile vedere Jim andare su e giù per le colline intorno a Los Angeles, spesso a velocità sostenuta. Fu Babe Hill, un amico di Morrison, a coniare per la Mustang il soprannome con cui è conosciuta ancora oggi, "Blue Lady"

L’auto al cinema

Oltre la musica, Morrison aveva una grande passione per il cinema e nell’estate del 1967, per diverse settimane, si recò, insieme ad alcuni amici,  in una zona desertica dalle parti di Palm Springs per iniziare le riprese di un film di cui sarebbe stato anche il protagonista: intitolata originariamente “Highway”, la pellicola cambiò successivamente titolo in “Hwy: An American Pastoral”. Si trattava della storia di un autostoppista pazzo che rapinava un auto – una Mustang Shelby, naturalmente – dopo aver ucciso il proprietario. Le scene, montate in un “corto” promozionale di quasi un’ora, mostrano soprattutto Jim – capelli e barba lunghissimi e pantaloni di pelle nera - alla guida dell’auto attraverso il deserto, in un'orgia di polvere e velocità.

Su e giù per Los Angeles

Nei mesi successivi sempre più spesso Jim venne visto in giro per la città degli angeli a bordo della sua Mustang. Le cronache dell'epoca raccontano che spesso fosse ubriaco o sotto effetto di stupefacenti, tanto da collezionare multe per eccesso di velocità e anche incidenti: come la volta in cui si schiantò contro un lampione proprio davanti ad una stazione della polizia. Un mistero, poi, avvolge, la fine della "Blue Lady". Secondo una versione molto accreditata nell'autunno del 1969 Jim fini contro un palo del telefono, questa volta lungo il Sunset Boulevard di Los Angeles. Secondo la ricostruzione, il cantante scese dalla macchina e passò in un locale il resto della serata. Alla mattina, quando andò a riprenderla, l'auto era scomparsa. Forse sequestrata dalla polizia. Secondo un'altra storia Jim parcheggiò l'auto al Lax, l'aeroporto di Los Angeles, alla partenza di un tour e non tornò mai a riprenderla. 

Che fine ha fatto la "Blue Lady"?

Le ultime notizie riguardanti la Nightmist Blue 1967 Shelby Gt 500 sono del 30 aprile del 1969. L'auto è iscritta alla motorizzazione dello stato della California a nome di James Douglas Morrison e la proprietà viene fatta risalire allo studio Johnson / Harnband, che in quel periodo si occupava di gestire i beni dei componenti dei Doors. Ma da quel momento dell'auto si perdono le tracce. Sequestrata dalla polizia, magari portata allo sfascio, o passata di mano in mano tra uno stato e l'altro, la "Blue Lady" è diventata introvabile. Centinaia di collezionisti e appassionati del gruppo e del cantante, si sono affannati a ritrovarla. La pista più accreditata porta a Phoenix, Arizona, dove una signora avrebbe venduto ad un collezionista l'ultimo talloncino della motorizzazione con l'indicazione del proprietario. Poi niente altro. 

Jim vive

Quello dell'auto è soltanto uno dei tanti misteri che ancora sono rimasti irrisolti circa la scomparsa di Jim. Morrison fu trovato morto nella vasca da bagno del suo appartamento al 17 di Avenue de Beautreillis, a Parigi: si era trasferito insieme alla sua compagna, Pamela Courson, che troverà il cadavere, per dedicarsi alla poesia. Il medico legale arrivò solo 12 ore dopo e Jim fu sepolto al Pére Lachaise - il cimitero monumentale del XX arrondissement- il 7 luglio davanti a pochi conoscenti e senza che nessuno assistesse all'inumazione. Subito si sparse la leggenda che in realtà Morrison fosse vivo e avesse inscenato la propria morte per liberarsi dal peso della notorietà. Un'altra teoria racconta che Jim, Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones, Jimy Hendrix e Janis Joplin - tutti scomparsi prematuramente nel giro di pochi mesi - fossero stati uccisi dalla Cia per la loro opposizione alla guerra del Vietnam e per le loro idee libertarie e rivoluzionarie. Per molti, quindi, Morrison non è sepolto in quella tomba a Parigi, dove siamo tutti andati in pellegrinaggio, prima o poi. In ogni caso, auguri Jim

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