Ultimo aggiornamento  26 aprile 2019 08:26

Passione classica al Motor Show.

Marco Perugini ·

Un padiglione intero con 120 protagoniste della tradizione automobilistica, che oggi più di ieri infiammano i sogni degli appassionati. Il Motor Show è anche questo, soprattutto nell’edizione di quest’anno, dove ogni tre vetture esposte una è un gioiello tramandato dal passato ai giorni nostri con il suo carico di raffinata eleganza, design esclusivo, pregi tecnici e fasti sportivi. Merito di ACI Storico e dei 7 musei10 collezioni private e dei registri storici che hanno reso il padiglione 25 della Fiera di Bologna il cuore pulsante del Motor Show e il luogo imperdibile della manifestazione.

Appuntamento al padiglione 25

Consigliamo ai visitatori del Motor Show di cominciare il tour proprio da quest’area di 4.500 metri quadrati, che gli organizzatori hanno battezzato “Passione Classica”: superate le biglietterie dell’ingresso Costituzione, si entra al Centro Servizi e si accede direttamente al padiglione 25, dove troviamo 117 automobili, 21 moto, 1 autobus e 1 camion provenienti dalle più prestigiose collezioni. Impossibile elencarle tutte, ma doveroso rendere omaggio alle più emozionanti.

Italia protagonista

Ci accoglie Abarth con la Fiat 131 campione del mondo rally nel 1976 e la 1000 Monoposto Record del 1960 dalla silhouette a siluro. Segue la compagine ufficiale di Alfa Romeo con la monoposto Gran Premio Tipo B P3 Aerodinamica del ‘34, la 750 Competizione che nel ‘55 sfoggia 145 cavalli e 220 km/h di velocità massima, la Giulia Super 1300 del ’73 capace di percorrere 3.700 km in 5 giorni nella rievocazione della Parigi-Pechino, la 75 Turbo Evoluzione IMSA dell’88 due volte vincitrice del Giro d’Italia automobilistico e la F. Indy Lola T9100 del ’91 da 700 cavalli. Il Centro Storico Fiat espone la 508S Balilla vincitrice della Coppa d’Oro del Littorio nel ’34, la 1100 S del ’47 sul podio della Mille Miglia e la Uno Turbo Trofeo del ’90, derivata dalla stradale presentata al mondo proprio al Motor Show. Chiudono la compagine Fca quattro gioielli Lancia: l’Alpha Sport del 1907, la prima auto prodotta in serie dalla Casa con denominazione suggerita dal fratello di Vincenzo Lancia, insegnante di lettere; la D25 Sport, unica al mondo, costruita nel 1954 per far correre Ascari alla Carrera Panamericana prima della morte del pilota in una gara precedente; la Stratos Alitalia del ’76, vincitrice del terzo mondiale rally consecutivo; la Delta Integrale Martini dell’88, detentrice del primo dei sei mondiali conquistati fino al 1993.

Musei e collezionisti emozionano

Impreziosiscono il padiglione i musei e i privati con gioielli inaspettati, come le tre Maserati della Collezione Umberto Panini: la 3500 GT, la Mistral e quella Ghibli Coupé che vede per la prima volta la firma di Giugiaro su una vettura del Tridente. Si deve a Bertone l’Alfa Romeo Giulietta Spider del 1955 di cui il collezionista Corrado Lo Presto porta a Bologna uno dei due esemplari esistenti. Nella Collezione Lamperti spiccano la Lancia Fulvia Sport Zagato e l’Aurelia B53 Giardinetta, mentre domina la Collezioni Righini la Fiat Chiribiri del 1913, monumentale nelle dimensioni e nel motore di 8000 centimetri cubici. Altrettanto imponente è l’Alfa Romeo 6C 2500 Coloniale del 1942 del Museo delle Forze Armate Italiane. Tra le rarità del Museo Stanguellini, la Barchetta 750 Bialbero del 1953 che annovera successi alla Targa Florio, alla Mille Miglia e alla 24 Ore di Le Mans. Passando davanti le auto del Museo Lamborghini non si resiste allo sguardo ammaliante della Miura S o alle linee muscolose della 25° Anniversario, ultima Countach prodotta a Sant’Agata Bolognese.

In mostra tesori tedeschi, francesi e inglesi

Lo stand di Techno Classica Essen ricorda l’appuntamento in Germania dal 5 al 9 aprile attraverso i riflessi della Lancia Astura Cabriolet disegnata da Pininfarina nel 1934 e lo stesso designer firma un’altra “scoperta”: della Mercedes 300 S Cabriolet A ne sono state prodotte 214 esemplari negli anni ’50, ma nello spazio del Registro Italiano Mercedes Benz al Motor Show troviamo l’unica al mondo rivista dalla carrozzeria torinese nel 1955, su commissione di una donna americana che poi immatricola l’auto in Italia per la sua residenza fiorentina. Gioielli anche nelle collezioni ufficiali DS Automobiles e Citroen, come la DS 21 Cabriolet prodotta artigianalmente da Henri Chapron nel 1966 o la 2CV utilizzata da James Bond nel film “007 Solo per i tuoi occhi”, prodotta in 700 esemplari con livrea gialla, capote nera e grafiche dedicate come i fori di proiettili adesivi che gli acquirenti posizionavano a loro piacimento, rendendo unici i loro veicoli. Lo stile british traspare infine nello stand allestito da Jaguar e Land Rover: al primo marchio si deve il poker SS100, XK120, MK2 ed E-Type, bilanciato dai 4 allestimenti speciali di Discovery che rimandano al nuovo modello esposto sempre al Motor Show.

F1 in ACI Storico e un’elettrica del 1909 al Mauto

L’Automobile Club d’Italia è il fulcro del padiglione con lo stand di ACI Storico, dove è incastonata la Ferrari F399, pilotata nel 1999 da Schumacher, Salo e Irvine. Lo stand è impreziosito da uno spazio convegnistico animato per tutta la durata del Motor Show da presentazioni, dibattiti e approfondimenti tematici. C’è infine il Museo dell’Auto di Torino, che porta in fiera l’auto elettrica del 1909 costruita in Italia da STAE, in grado di percorrere fino a 90 chilometri con una velocità massima di 30 km/h. Riflettori accesi anche sul progetto del Centro di Restauro presso il Mauto, realizzato in collaborazione con ACI: al Motor Show è esposta una vettura che sarà restaurata in tempo reale durante tutta la manifestazione.

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