Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2019 04:30

Lancia Fulvia Coupé, eterno mito.

Roberto Sposini ·

C’è chi scommette che stia per tornare, magari in un’inedita versione spider che sfrutti la base della recente Fiat 124. C’è chi, come chi scrive, da anni spera che Marchionne ci ripensi, che mandi finalmente al diavolo la Ypsilon e rispolveri quella Fulvia Coupé disegnata nel 2003 da Flavio Manzoni, il signore che oggi firma tutte le Ferrari per capirci.

Curve da brivido 

Lei, la Fulvia Coupé Concept era bellissima, sensuale, reinterpretava in modo affascinante le linee dell'originale Fulvia del 1965. Non se ne è saputo più nulla… Eppure la 124 Spider sarebbe perfetta come base: ci sarebbe la trazione posteriore (anche se l’originale aveva la trazione anteriore), ci sarebbe un bel telaio, un bello sterzo. Sarebbe un bel regalo in occasione dei 110 anni del marchio Lancia. Sarebbe un bel regalo per tutti gli appassionati del marchio, per tutti quelli che ricordano le Lancia come le regine dei rally per oltre vent’anni. Per tutti quelli – ancora - a cui Sandro Munari (Il “Drago” di Cavarzere) e Miki Biasion (Campione del mondo nel sul finire degli anni Ottanta), sulle loro Fulvia Coupé Rallye 1.6 HF e Stratos HF, Rally 037, Delta S4 e HF Intergrale 16V Safari, facevano battere il cuore. Insomma, tornasse la Lancia Fulvia Coupé, icona sportiva degli anni 70, sarebbe davvero bello.

Solo un sogno

Sarebbe un modo per festeggiare un marchio italiano che, a meno di ripensamenti, sembra destinato all’oblio. Sarebbe un bel modo per celebrare la vittoria al rally di Montecarlo nel 1972, con la coppia Munari - Mannucci. Sarebbe… appunto. E invece, è più probabile che la Lancia nata nel 1965 e ispirata al mitico motoscafo Riva Acquarama, rimanga solo un bellissimo oggetto del passato. Un’icona dell’eleganza e della creatività italiana degli anni Sessanta. Presentata al Salone dell’auto di Ginevra del ’65, disegnata da uno dei migliori car designer dell’auto, Piero Castagnero, era una coupé elegante, compatta, una due posti senza sacrifici, un esempio virtuoso del glamour all'italiana. Se dovessimo cercarne una oggi, penseremmo a una 1.6 HF, la versione da competizione dell’ultima generazione, quella con quattro fari e tutti della stessa dimensione; fanalone e fanalino fanno infatti la differenza e indicano appunto la dimensione diversa dei quattro fari a seconda delle versioni.

Tutte le versioni

C’era anche la 1.3, ma la 1.6 da 115 cavalli, con due carburatori doppio corpo, cambio a 5 marce e trazione anteriore (già!), pesava solo 900 chili e toccava i 180 orari. C’era il differenziale autobloccante ma lo sterzo, ovviamente, non aveva alcun servomeccanismo. E da guidare era uno spasso. Anche se forse era lo stile l’aspetto più intrigante. Usate se ne trovano ancora parecchie, specie le 1.3 e 1.3 S della metà degli anni ’70, con cifre attorno 9-10mila euro. Ma il vero sogno sarebbe una 1.6 HF, ma lì mettete in preventivo almeno 30mila euro. E spesso non bastano.

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