Ultimo aggiornamento  25 marzo 2019 02:36

Marchionne e Trump, come adattarsi.

Flavio Pompetti ·

New York. “La struttura di Fiat Chrysler è abbastanza forte da sapersi adattare ai cambiamenti politici” in arrivo a Washington. Sergio Marchionne ha fatto del suo meglio per fornire una risposta diplomatica lo scorso giovedì ai microfoni di Bloomberg tv, ma le notizie in arrivo dalla capitale americana devono in qualche modo preoccuparlo. Il presidente eletto Donald Trump ha promesso in campagna elettorale di cancellare l’accordo di libero scambio Nafta e di imporre una tariffa del 35% sul valore delle auto prodotte in Messico che rientrano nel mercato americano.

Piani di espansione

La Fca produce oggi in Messico il 17% delle vetture che vende nel Nord America, e ha piani di espansione degli impianti a sud della frontiera. Come i suoi rivali statunitensi, europei e asiatici, conta sul Nafta per distribuire al meglio le risorse nei tre paesi collegati dall’accordo. Cambiare il corso di queste strategie non è facile né indolore, e Trump sta già sperimentando la complessità di ribaltarle nel negoziato che ha instaurato con la Carrier, una contrattista dell’esercito Usa in Indiana che vorrebbe trasferire parte della produzione di condizionatori d’aria in Messico.

Da YouTube al Nyt

In realtà Trump ha già fatto una ritrattazione parziale. Nel video su YouTube nove giorni fa, e poi nella visita al New York Times, sembra aver abbandonato l’ipotesi di costruire il muro al confine con il Messico e di cancellare il Nafta, in favore di una serie di modifiche per migliorarlo. L’impatto con la realtà di governo potrebbe aiutarlo ad evitare l’innesco di una guerra commerciale dall'esito incerto.

La nomina di Ross

Ma per un Trump che fa marcia indietro sul fronte del Nafta, ce n’è un altro che ha appena nominato Wilbur Ross alla direzione del dipartimento per il Commercio. Ross come Trump è un imprenditore miliardario, un consolidatore che ha costruito il suo portfolio finanziario sulle spoglie delle defunte industrie dell’acciaio e del tessile. E’ impossibile non domandarsi cosa avrebbe fatto lui, se si fosse già trovato sulla poltrona di comando sette anni fa, quando è stata la volta dell’industria dell’auto ad affacciarsi sul precipizio. Ross avrebbe rischiato la scommessa sul salvataggio che il governo Obama ha varato con successo in quell’occasione, o avrebbe lasciato che fosse il mercato a decidere le sorti, e dietro il mercato i finanzieri suoi amici che si sarebbero stropicciate le mani in attesa dei profitti in arrivo?

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