Ultimo aggiornamento  21 aprile 2019 12:07

La prima Giulia, guardie e ladri.

Roberto Sposini ·

Ci sono stati anni, soprattutto quelli del boom degli anni Settanta, in cui a giocare a guardie e ladri (e spesso a vincere) c’era solo lei, l’Alfa Romeo Giulia, l’originale, quella nata nel 1962. Indimenticabile negli inseguimenti, è stata per anni la protagonista di molti film: da La Polizia è sconfitta del '77, diretto da Domenico Paolella a Banditi a Milano, film drammatico del 1968 dedicato alle imprese criminose della banda Cavallero, fino al ruolo di co-protagonista accanto a una Bmw 2002 in Napoli spara, poliziesco del 1977 diretto da Mario Caiano. Insomma, lei, la Giulia, per anni è stata un mito, il simbolo delle forze dell’ordine italiane. Perché era veloce, il suo bialbero aveva un rombo da brividi e, pur con uno sterzo pesante e un assetto che a vederlo oggi farebbe ridere, era incollata alla strada. Per questo, oltre che alle guardie, piaceva molto anche ai ladri.

Il vecchio e il nuovo

Passano gli anni e di lei – meglio, della sua recente reincarnazione - si parla ancora tantissimo. Dai concessionari sono appena arrivate l’Alfa Romeo Giulia Veloce benzina da 280 cavalli, la più democratica turbodiesel. Oggi ci sono versioni a trazione posteriore e integrale. C’è persino l’adrenalinica Giulia Quadrifoglio, 510 cavalli e un lungo elenco di record infranti, dal Nurburgring a Silverstone. Eppure, l’originale rimane inimitabile. Sarà perché era l’auto della contestazione operaia e studentesca, sarà perché ricorda fatti indelebili come il rapimento di Aldo Moro e le Brigate rosse. Sarà, ancora, perché attraversò quasi indenne la crisi petrolifera (quasi perché sotto il cofano in quegli anni ci finì uno scandaloso diesel Perkins da 48 cavalli…). Fatto sta che la Giulia, quella Giulia, ha lasciato un’impronta speciale nell’immaginario collettivo. C’era la milletre e la millesei da 112 cavalli (oggi la più amata dai collezionisti perché più rara), il suo bialbero in lega leggera con valvole al sodio era indistruttibile. E lo sterzo, pesante ma diretto, non aveva pari in quegli anni. I freni erano duri ma resistenti, il sound del 4 cilindri era unico e, seppur con un rollio vistosissimo, sul misto la Giulia era veloce e stabile come quasi nessuna. Il cambio era manuale a 5 marce, la trazione – ovviamente – posteriore e le prestazioni erano da prima della classe: 175 km/h di punta e 12 secondi sullo 0-100.

Emozioni da anni '70

Inutile pensare di rivivere oggi, sulla nuova Giulia Veloce, quelle stesse emozioni. Così non resta che cercarne una originale, una missione tutt’altro che impossibile. Da 10mila euro in su se ne trovano in buone condizioni. Concentratevi sulla 1.6 Super prodotta fra il ’72 a il ’74, è apprezzata e ha quotazioni abbordabili. Occhio solo alla ruggine e ai pezzi di ricambio, molti esemplari sembrano in buono stato ma sotto sotto nascondono molte parti non originali, o prese da versioni diverse.

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