Ultimo aggiornamento  18 novembre 2018 10:46

Lyft ai tempi di Trump.

Patrizia Licata ·

L'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti è una buona notizia per l'innovazione nel mondo dei trasporti? Ride sharing e ride hailing sono concetti familiari per il presidente eletto (che in campagna elettorale sui temi hitech si è mostrato poco ferrato)? John Zimmer, co-fondatore della start up californiana del ride sharing Lyft, ha provato a dare qualche (diplomatica) risposta in un'intervista con Cnn Money.

Stop ai nuovi trasporti?

Zimmer è un convinto sostenitore non solo di quella che ha definito la "terza rivoluzione dei trasporti", in cui le auto saranno un servizio che useremo solo quando ci serve, ma anche di una nuova urbanistica in cui le città non sono più costruite intorno alle macchine ma alle persone. "Questo è un momento storico che ci entusiasma", dice Zimmer: "il mondo è pronto per la rivoluzione del modo di usare l'auto". Davvero le persone non vogliono più la macchina di proprietà? "Gli americani spendono 2.000 miliardi di dollari l'anno per possedere un'auto che sta ferma il 96% del tempo: è un modello estremamente inefficiente", risponde Zimmer. E quindi sì: "Possedere l'auto è una cosa del passato, tra dieci anni il modello dello sharing sarà pienamente affermato. Quattro anni fa nessuno si immaginava il successo delle corse condivise e oggi invece sono sempre più comuni".

Regole omogenee

L'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti ha causato una specie di shock nella Silicon Valley - che compatta aveva sostenuto la Clinton - e anche a Wall Street, dove all'indomani del voto molti titoli tecnologici hanno perso punti. Allora Trump è una cattiva notizia per l'hitech e l'innovazione?, chiede Cnn Money. "Non possiamo saperlo adesso", risponde Zimmer, "ma le regole in questo settore sono spesso decise a livello statale o locale e negli scorsi anni il governo federale è intervenuto per dare omogeneità alla regolazione con delle linee guida uguali per tutti. Staremo a vedere se Trump le confermerà".

Dubbi sulle autonome

L'agenda di Trump non è ancora del tutto chiara, ma è probabile che si scosterà anche di molto dall'operato di Obama e quindi Lyft, risposte diplomatiche a parte, potrebbe aver ragione a preoccuparsi. Inoltre, nei giorni scorsi i grandi produttori d'auto americani riuniti nella Alliance of Automobile Manufacturer hanno scritto una lettera al president-elect per chiedere una revisione dei target sulle emissioni del settore automotive e delle politiche a favore delle auto a guida autonoma: anche qui Zimmer, che sostiene che il futuro sarà fatto di ride sharing con veicoli autonomi, probabilmente non sorride.

Infrastrutture da valutare

Il presidente eletto ha parlato anche di potenziamento della spesa in infrastrutture: questo per le aziende del ride sharing è un bene? "Dipende dalle infrastrutture", risponde Zimmer. "Oggi si spende molto nel realizzare strade e parcheggi ma non nel progettare dove è più opportuno che tali strade e parcheggi siano collocati: secondo me nel futuro non avremo bisogno di così tanti spazi per le automobili; potremo recuperarne una parte per le persone". Sarà lo stesso punto di vista di Donald Trump?

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