Ultimo aggiornamento  19 maggio 2019 22:31

Alfa Romeo a tutto suv.

Enrico Artifoni ·

Milleottocento assunzioni nei prossimi due anni nella fabbrica di Cassino per portare a regime la produzione dell’Alfa Giulia, del suv Stelvio e di un altro modello della marca che vedrà la luce entro fine 2017. Le ha annunciate l’amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne a margine dell’Assemblea dell’Anfia (l’Associazione nazionale delle industrie automobilistiche) che si è svolta quest’anno proprio nello stabilimento a sud di Roma completamente rinnovato proprio per fare da trampolino del rilancio di Alfa Romeo. In tempi se non di crisi quantomeno di crescita allo zero virgola, la notizia è grasso che cola per l’economia del nostro Paese e pure per il governo, rappresentato per l’occasione dal premier Matteo Renzi in persona. E dice molto anche del rinnovato impegno di Fca per la produzione nelle fabbriche italiane.

Le altre fabbriche

Non si può più parlare di Fabbrica Italia, l’ambizioso progetto di cui Marchionne aveva fatto una bandiera ai tempi del “turnaround” di Fiat, e non è tutto oro quel che luccica (è stato sacrificato, per esempio. lo stabilimento sempre in perdita di Termini Imerese). Tuttavia a distanza di alcuni anni, in un clima economico migliorato anche a livello europeo, non si può non notare che lo stabilimento di Pomigliano è stato rivitalizzato con la produzione della Panda, quello di Melfi è tornato ad essere un fiore all’occhiello del gruppo grazie a Jeep Renegade e Fiat 500X. E l’ex fabbrica Bertone di Grugliasco ha riaperto i battenti per Maserati, ormai vicina al target delle 50mila unità l’anno con il decisivo contributo del suv Levante. “Oggi l’azienda è sempre più in crescita – ha sottolineato Marchionne -  e con il rilancio di Alfa e Maserati abbiamo un futuro chiaro: gli stabilimenti italiani sono stati indirizzati sui segmenti che ci interessano”. Cioè quelli che rendono di più: le vetture premium e i suv.

Sergio il metalmeccanico

Rilanciare l’Alfa anziché venderla e riportarla al rango dei tempi migliori, quando erano i costruttori tedeschi a prenderla ad esempio e non viceversa, è forse la principale scommessa industriale del “metalmeccanico” Marchionne, come lui stesso si è definito una volta, da quando il manager italo-canadese ha preso le redini del gruppo Fiat. I tempi previsti in origine si sono allungati e di molto. Ma come ha spiegato recentemente il numero uno della marca Reid Bigland “piuttosto che aver fretta, abbiamo preferito fare le cose bene”. E in questo caso l’ad, solitamente molto cauto e attento ai conti, non ha lesinato gli sforzi: per il progetto e per la nuova piattaforma destinata a fare da base anche agli altri futuri modelli  è stato speso “molto più di un miliardo di euro” .

Aspettando un altro modello

Buona parte dell’investimento è stata assorbita proprio dal rinnovamento dell’impianto di Cassino. La fabbrica risalente al 1970 è stata rifatta in pratica da capo a piedi perché “per produrre vetture ai massimi livelli di efficienza e qualità occorreva un impianto all’avanguardia assoluta”, ha specificato Alfredo Altavilla, capo di Fca per la regione Emea. Oltre alle “new entry” Giulia e Stelvio, attualmente i 4.300 dipendenti vi producono su due turni la Giulietta. E con l’aggiunta di un altro modello (ancora un Suv?) entro la fine del prossimo anno, se le vendite di Alfa andranno bene la capacità dovrebbe essere interamente impiegata, tanto che già alcuni mesi fa, in occasione del lancio della Giulia, l’ad del gruppo non aveva escluso l’avvio di nuove produzioni a Pomigliano e pure a Mirafiori.

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