Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 21:57

Trump, zero emissioni a rischio.

Patrizia Licata ·

L'elezione di Donald Trump a 45esimo presidente degli Stati Uniti apre le porte a un legittimo dubbio: che le politiche intraprese da Barack Obama in fatto di energia, ambiente e mobilità alternativa possano essere a rischio. Trump ha messo in chiaro in campagna elettorale che le questioni climatiche non sono una priorità; anzi, il riscaldamento globale sarebbe una "bufala inventata dai cinesi".

Cleantech in bilico

Trump ha indicato che potrebbe ritirare gli obblighi presi dagli Stati Uniti alla conferenza sul clima di Parigi in fatto di riduzione delle emissioni inquinanti, ma a rischio non ci sono solo gli accordi internazionali bensì anche i piani varati da Obama per contrastare i cambiamenti climatici e incentivare l'economia legata alle fonti rinnovabili. In bilico si trovano iniziative come il Clean power plan (che vuole ridurre le emissioni di CO2 delle centrali elettriche americane del 32% entro il 2030 mandando in pensione il carbone a favore di solare e eolico) o il piano di incentivi Cleantech (2,3 miliardi di dollari) per favorire le tecnologie e l'occupazione legate all'energia "pulita". Ovviamente Trump presidente dovrà trovare un'intesa con la parte più moderata dei Repubblicani, ma è anche vero che l'ala estremista del partito prevale quando si parla di energia e ambiente.

La posizione su eolico e solare

In ogni settore dell'economia, Trump è un sostenitore della piena deregulation. Le norme sulla sostenibilità ambientale, le disposizioni a favore della mobilità autonoma ed elettrica, la stessa Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (Epa) potrebbero essere a rischio. C'è poi la crociata sul taglio delle tasse, soprattutto per i super-ricchi, il che potrebbe voler dire meno soldi per le casse dello Stato e quindi meno capacità di spendere. Adottando il punto di vista del Presidente Obama, non investire nelle tecnologie nuove vuol dire danneggiare l'economia nel suo complesso: Obama ha considerato hi tech e green economy dei nuovi motori per la crescita e l'occupazione in America. Per esempio, l'energia solare e eolica sono le opzioni meno costose oggi per generare elettricità in modo alternativo rispetto all'impiego dei combustibili fossili, ma con Trump potrebbero godere di minori investimenti e agevolazioni. Trump, che in campagna elettorale ha mandato tweet senza filtri e senza veli, non ha esitato a attaccare le fattorie eoliche perché sono "brutte, deturpano i paesaggi, uccidono gli uccelli e anche la ricchezza di molte regioni"; impongono a suo dire "una forma costosa di energia" e sono pure "costruite in Cina" ("rubando" lavoro agli americani). Gli osservatori americani si aspettano anche che Trump scelga come Segretario all'Energia un magnate del settore oil&gas come Harold Hamm che dunque sarà propenso a favorire innanzitutto petrolio e gas naturale.

Rotta di collisione con Musk

Quanto ai veicoli elettrici, oggi negli Stati Uniti sono più accessibili per il mercato di massa, sia per l'abbassamento dei costi di produzione che per i forti incentivi all'acquisto garantiti dal governo federale, ma hanno ancora bisogno di sostegno e Trump potrebbe bloccare gli stimoli finora concessi. Se poi le sue politiche economiche metteranno il freno alla crescita Usa è ovvio che si venderanno meno macchine e soprattutto meno elettriche. Tuttavia qualunque eventuale misura del neo-presidente che danneggi la diffusione della mobilità elettrica dovrà vedersela con Tesla, che continua a crescere grazie a modelli diventati il must have negli Usa per chi cerca un'auto a zero emissioni.

Dilemmi geopolitici

Nell'ancora fumosa agenda di Trump presidente, i veicoli elettrici potrebbero trovarsi ad un bivio. Da un lato, il neo inquilino della Casa Bianca ha tuonato contro le importazioni di petrolio da paesi che sono politicamente instabili e causa di conflitti armati; se taglierà almeno in parte i rifornimenti Usa dall'estero, i prezzi della benzina saliranno, creando una buona pubblicità per i veicoli elettrici. D'altro lato, se Trump aprirà una sorta di guerra fredda con i paesi arabi da cui gli Usa importano petrolio si rischiano scontri sul piano politico e diplomatico che creeranno volatilità e incertezza sui mercati e quindi un danno per tutti i settori dell'economia, veicoli elettrici compresi. Ma sono situazioni estreme che probabilmente persino Trump, una volta seduto nello Studio Ovale, dovrebbe cercare accuratamente di evitare.

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