Ultimo aggiornamento  11 dicembre 2019 18:32

Il Messico a quattro ruote di Trump.

Flavio Pompetti ·

New York - Vincerà la retorica o ci sarà posto per il pragmatismo? Dopo i proclami della campagna elettorale il presidente eletto Donald Trump dovrà ora scegliere la linea di condotta per i rapporti commerciali con il Messico, e il settore dell’auto avrà una parte importante in questa decisione.

In campagna elettorale, Trump ha usato la Ford come un punching ball per la decisione di trasferire la produzione delle quattro piattaforme di piccole auto in Messico. In realtà la Ford produceva già oltre confine la Fiesta e la MKZ, e ha in Messico una fonderia e una fabbrica di motori. Se ora trasferisce anche Focus e C-Max è perché negli Usa il margine di profitto su queste vetture è insostenibile. Produrle in Messico tra l’altro vuole dire avvicinarsi ai mercati che esprimono maggiore domanda, come il Brasile e il resto del Sud America.

La presenza Fiat Chrysler

La Ford non è la sola a seguire questa strategia. In Messico ci sono anche tre fabbriche Chrysler (motori, più il pickup Ram, la Dodge Journey e la Fiat 500), quattro stabilimenti della Gm (i pickup Cheyenne, Sierra, Silverado, il Suv Trax e la utilitaria Aveo). Poi ci sono tre impianti Nissan, uno della Toyota, e due della Volkswagen. Un volume annuale di 3,2 milioni di vetture fa del Messico l’ottavo paese al mondo, e piani di espansione sono stati annunciati dalla Bmw e dalla Kia.

Cosa farà di concreto Trump? Nel programma che ha presentato il leader repubblicano al senato, lo scorso giovedì sotto la voce Nafta c’era già una correzione: al posto della parola “ripudio” che aveva usato nei comizi, era apparsa la più tenue “modifica”. Il commento più autorevole è forse quello della borsa, che ha premiato tutti i titoli automobilistici americani la settimana scorsa con incrementi di valore significativi. D’altra parte il mercato borsistico messicano è sceso del 9%, segno che anche quelle “modifiche” avranno un peso sull’economia nazionale.

Quali incentivi

L’associazione dei costruttori si è già detta entusiasta dell’esito delle elezioni. Sono attesi grandi tagli ai regolamenti in campo ambientale, e una spinta all’estrazione degli idrocarburi che promette di rilanciare lo status quo della produzione di motori a scoppio convenzionali. Gli incentivi per una espansione dell’occupazione nel settore auto in Usa potrebbero venire dalle dinamiche della politica energetica, piuttosto che da una guerra doganale con il Messico che avrebbe solo perdenti.

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