Ultimo aggiornamento  22 maggio 2019 01:14

Un Piano per Prato.

Marina Fanara ·

"Con i suoi quasi 200 mila abitanti, Prato è un agglomerato urbano di medie dimensioni, ma ha un tessuto produttivo che solo nel tessile genera 4,5 miliardi di euro di Pil. La città è in continuo movimento: c'era bisogno di un Piano urbano di mobilità sostenibile. Ora finalmente lo abbiamo". L'assessore alla Mobilità del capoluogo toscano, Alessio Filippi, inizia così a spiegarci i punti salienti del pacchetto di misure stabilite per dare al capoluogo toscano, "una migliore qualità della vita con una riduzione dell'uso del mezzo privato e il passaggio a modi di trasporto a basse emissioni".

Un progetto condiviso

Il Piano urbano di Prato affronta sia gli aspetti infrastrutturali che quelli culturali ed è stato condiviso con il territorio: "Per un anno abbiamo analizzato come ci si muove in città attraverso questionari distribuiti ai nostri cittadini e un confronto serrato con le associazioni di categoria", racconta l'assessore. "E' stato un passo importante, perché senza il consenso delle parti in causa, nessun programma potrebbe mai funzionare". La pianificazione è decennale e impegnerà risorse finanziarie che si aggirano tra i 50 e i 60 milioni di euro, anche attingendo ai fondi per la mobilità sostenibile stabiliti sia dal governo che dalle istituzioni europee.

Un'alternativa all'auto

Il programma prevede tre grandi aree di intervento. La prima riguarda la diffusione di modalità alternative per i tragitti brevi: "Dalle nostre analisi", spiega ancora Filippi, "emerge che nel 61% dei casi i nostri concittadini usano l'auto per percorrere al massimo 5 chilometri. Non è più sostenibile". Su questi percorsi, il Piano prevede il progressivo passaggio a una mobilità dolce: car sharing, mezzi pubblici e bicicletta. "Abbiamo 60 chilometri di ciclabili, ma solo per uso ricreativo. Faremo le piste urbane", sottolinea l'assessore.

Le strade non sono tutte uguali

Il secondo capitolo è la "gerarchizzazione delle strade" che vuol dire "mettere ordine alle attuali arterie viarie in base alla funzione che svolgono e provvedere agli interventi necessari per renderle sicure. Per esempio, le strade di quartiere devono avere determinati requisiti: marciapiedi, corsie ciclabili, velocità ridotta, attraversamenti protetti. Sulle strade ad alto scorrimento, invece, dove si viaggia a velocità più sostenuta, bisogna eliminare eventuali strozzature e punti critici e predisporre adeguatamente la segnaletica e le dotazioni di sicurezza". Terzo ambito d'azione è la logistica delle merci. "Stiamo mettendo a punto un sistema di trasporto con veicoli a impatto zero che possano viaggiare a pieno carico e vogliamo incentivare trasportatori, fornitori, artigiani e commercianti a utilizzarlo".

L'ACI, misure condivise ...

"Sono anni che ci battiamo per dare un diverso assetto alla viabilità di Prato", commenta Federico Mazzone, presidente dell'Automobile Club di Prato, "e da tempo chiediamo modalità di trasporto alternative all'uso dell'auto. Sono queste che servono e non divieti e restrizioni alla circolazione per diminuire il traffico e migliorare l'aria". "Ora", ha aggiunto, "finalmente, l'Amministrazione ha iniziato ad ascoltarci. E di questo siamo più che contenti".  

... ma ancora non sufficienti

"Il 60% delle misure per rendere Prato una città dalla mobilità sostenibile sono contenute nel programma", ci spiega il presidente dell'AC, "ma si tratta di interventi già pianificati, a cui è stato solo dato un ordine. Non basta, serve il resto: un indirizzo strategico, una scelta nuova, il coraggio di pianificare le infrastrutture che servono, soprattutto a nord della città dove l'unica arteria, la vecchia provinciale, non regge più un traffico di oltre 60 mila veicoli al giorno".

La cura del ferro come alternativa

Per concludere: "Questo Piano è ancora troppo timido", sostiene Mazzone, "non si decide quale debba essere la mobilità del futuro. Noi, per esempio, chiediamo la cura del ferro per spostarsi all'interno delle città. Invece, in Italia, contrariamente a quanto accade all'estero, la maggior parte dei cittadini per avere una vita normale, andare al lavoro, portare i bimbi a scuola, fare la spesa, devono possedere per forza una macchina. E per questo, spesso, sono criminalizzati o costretti a divieti, limitazioni e deviazioni di percorso che servono solo a spostare traffico e inquinamento da una zona all'altra. La mobilità, oltre che sostenibile, deve essere anche responsabile. Quando si prenderanno seri provvedimenti?".

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