Ultimo aggiornamento  18 novembre 2018 11:42

Il car sharing di Tesla.

Flavio Pompetti ·

New York - Vuoi un passaggio sulla mia Tesla? Elon Musk numero uno della Casa californiana ha aperto uno spiraglio alla creazione di un servizio di car sharing, il cui progetto sarà chiarito all’inizio dell’anno prossimo: “Un singolo proprietario – ha detto Musk – potrà naturalmente prestare la propria auto a parenti ed amici. Ma se intende usarla per guadagnare soldi trasportando passeggeri, dovrà farlo collegandosi con una app alla rete che predisporremo dalla nostra sede centrale”.

Sembra quindi che Musk si appresti a lanciare un servizio di car sharing, magari evitando di investire grandi capitali su una flotta interamente dedicata al trasporto pubblico. Un servizio del genere richiede solitamente delle elevate risorse finanziarie da investire e una struttura dedicata per l’amministrazione del servizio, come è il caso di Uber e di Lyft, e di altri piccoli protagonisti dei mercati locali. L’unica casa automobilistica che si è aperta ad una gestione del servizio è la Gm, che ha investito mezzo miliardo di dollari sulla Lyft, e allo stesso tempo ha iniziato ad operare con la Maven, un brand che il ceo Mary Barra ammette di aver creato con il solo scopo di “attaccare la Gm dal suo stesso interno”, prima che sia la concorrenza delle nuove arrivate a farlo.

Il modello è difficile da gestire, e ancora più insidioso è ricavarne profitti, come si è visto nella guerra senza quartiere che ha scacciato la ZipCar da alcuni mercati regionali dove era entrata la car2go, e come ha confermato il tentativo fallito di Uber di installarsi in Cina. Ma per una casa affermata come Gm è un tentativo di accostare i clienti più giovani nei luoghi dove si trovano, e con nuove formule che rispondano con maggiore aderenza al loro rifiuto di una proprietà esclusiva.

La Ford ad esempio lo scorso agosto ha lanciato in via sperimentale con tre concessionarie della sola zona di Austin in Texas, il “Ford Credit Link”, un programma di acquisto in leasing nel quale amici e vicini (fino ad un massimo di sei) possono firmare insieme un contratto per la stessa auto, e poi dividerne il possesso per la durata dell’accordo. Austin è stata scelta perché è una delle sedi del nuovo miracolo economico che sta investendo centri americani una volta considerati di periferia, e oggi al centro di quell’incrocio di talento ingegneristico e grande capitali di investimento che sta ridisegnando la mappa del successo.

Tornando alla Tesla, bisognerà aspettare ancora qualche mese per capire come funzionerà il servizio, e soprattutto con quale offerta di prezzi intenderà affrontare la copiosa concorrenza. Un numero enorme di automobilisti aspetta con ansia di salire a bordo di una vettura di cui si è tanto parlato, ma che pochi posseggono. Ma basterà tale desiderio a giustificare il sovrapprezzo di una corsa urbana a bordo di un’auto 100.000 dollari?

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