Ultimo aggiornamento  14 novembre 2019 15:45

Gm, trimestrale record.

Flavio Pompetti ·

New York - Terzo trimestre d’oro per la Gm: i dati finanziari appena pubblicati mostrano un raddoppio degli utili rispetto allo stesso periodo del 2015, con 2,77 miliardi di dollari di attivo. Se il trend sarà confermato anche a dicembre, la prima casa americana potrà chiudere l’anno con un cumulativo superiore ai 9,7 miliardi di profitto dell’anno scorso.

Quello appena concluso è stato il trimestre migliore dalla bancarotta del 2009 in poi, con 2,4 milioni di vendite globali, e un fatturato di 42,8 miliardi che eccede del 10,3% quello dell’anno precedente. La differenza più marcata sui profitti si deve all’addebito per la campagna di richiamo dei motorini di avviamento, che nel 2015 gravò sul bilancio.

Effetti da Brexit

L’eccitamento per le buone notizie era palpabile nelle ore precedenti l’annuncio, quando nel pre-listino il titolo era salito del 2%. All’apertura della borsa e con la notizia data alla stampa, le azioni hanno invece iniziato a perdere valore con una scivolata del 4%. Il motivo è il dettaglio delle operazioni europee e sud americane, dove le perdite pre-tasse sono rispettivamente di 141 e 121 milioni di dollari. Al giro dei nove mesi le perdite europee aggravate dalla Brexit sono di 11 milioni, e il pareggio dei conti sembra un obiettivo difficile da centrare.

Al centro del problema è la diversa configurazione delle vendite. Negli Usa, dove la General Motors vanta cifre da primato, produzione e mercato sono orientate in modo massiccio sul settore dei ‘truck’, che va dai pickup ai suv. Vetture per le quali i consumatori sono tradizionalmente disposti a tollerare prezzi di acquisto di gran lunga superiori a quelli delle berline, e il cui prezzo medio per il terzo trimestre, nonostante il recente avvento degli incentivi, è stato di 35.700 dollari per veicolo, con un 11,2% di profitto.

Europa e Sud America sono invece ancora terreno di lotta per le berline, e la differenza nella quota di profitto, per via di una concorrenza più serrata, si traduce in minori margini operativi.

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