Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 07:21

La mobilità ciclabile parte dalla Camera.

Marina Fanara ·

Parola d'ordine: tutti in bici, per andare al lavoro, al cinema, a fare shopping o per percorrere gli itinerari più suggestivi del paese. A questo si ispira la proposta di legge "Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e per la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica", che ha appena iniziato il suo iter legislativo dall'Aula della Camera dei Deputati.

Italia in ritardo

"In realtà si tratta di un testo unificato", ci spiega Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente, "che comprende anche una mia proposta di legge in materia e che vuole innanzitutto conferire alla bici il ruolo di mezzo di trasporto a tutti gli effetti, da integrare alle altre modalità, soprattutto in città, per gli spostamenti quotidiani, ma anche per finalità ricreative e turistiche". "L'intento dei legislatori", ha aggiunto Realacci, "è quello di migliorare la sicurezza, l'efficienza e una mobilità più pulita, in ambito urbano e sull'intero territorio con la creazione di una rete ciclabile nazionale di infrastrutture e servizi di cui l'Italia ancora non dispone ed è urgente recuperare questo gap".

I contenuti

Il testo approdato a Montecitorio fissa, innanzitutto, l'adozione del Piano generale della mobilità ciclistica. Dovrà essere predisposto "dal ministro Infrastrutture e trasporti", si legge nel documento (n. 2305) di concerto con gli altri ministri interessati (ambiente, beni, attività culturali e turismo, affari regionali) all'interno del Piano generale dei trasporti e della logistica. E dovrà individuare, tra le altre cose, le ciclovie d'interesse nazionale "per la creazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica denominata Bicitalia... non inferiore a 20 mila chilometri e integrata nel sistema della rete ciclabile transeuropea EuroVelo".

Città, la parola d'ordine è intermodalità

In ambito urbano, il provvedimento stabilisce una serie di interventi, tra cui servizi che favoriscano l'intermodalità con gli altri mezzi di trasporto con l'obbligo di dotare le stazioni ferroviarie, metropolitane e dei bus di velostazioni per il posteggio, noleggio, riparazione delle biciclette al servizio di pendolari, comuni cittadini e turisti.

Le risorse disponibili

Tra le fonti di finanziamento per l'attuazione della legge, i legislatori propongono uno stanziamento nazionale (ogni anno lo Stato dovrà destinare al Fondo per la mobilità ciclistica istituito dalla Legge 366/1998 risorse aggiuntive pari ad almeno il 2% degli stanziamenti previsti le infrastrutture viarie e ferroviarie) e l'utilizzo dei fondi europei destinati ai programmi regionali di mobilità sostenibile.

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