Ultimo aggiornamento  15 novembre 2019 12:02

Mercato Europa cresce, Fca di più.

Enrico Artifoni ·

Il mese di settembre ha portato altro fieno nella cascina del mercato europeo dell’auto. Oltre un milione 450mila immatricolazioni (+ 7,2% e il miglior risultato di sempre per questo mese) portano il totale da gennaio  a 11 milioni 243mila unità (+8%) nei 27 Paesi dell’Unione Europa e a oltre 11 milioni 600mila (+7,7%) aggiungendo i Paesi dell’Efta.

Crescita omogenea

Fatta eccezione per il mese di luglio che aveva fatto registrare un lieve calo, il trend è positivo ormai da oltre tre anni. E la crescita continua ad essere significativa in tutti i maggiori mercati del vecchio continente. Con l’Italia e la Spagna a fare da locomotive (rispettivamente +17,4% e 13,9% in settembre, +17,4% e +11,5% nei primi nove mesi dell’anno), ma anche Germania e Francia in buona forma (+6,1% e +5,7% da gennaio).

Regno Unito in frenata

Ancora in crescita dopo il voto su Brexit il mercato del Regno Unito, ma con un tasso drasticamente ridotto (+1,6% in settembre e +2,6 da inizio anno) e con la previsione da parte di diversi analisti di un’inversione di tendenza, forse già nel mese in corso. Solo due, infine, i Paesi che dall’inizio dell’anno hanno perso volumi rispetto al 2015: l’Olanda con 285mila immatricolazioni (-5,2%) e la Svizzera in area Efta con 232mila unità (-3,1%, ma in recupero con +8,3%  in settembre).

Il rilancio del Biscione

Fra i gruppi di maggior peso, ancora ottima la performance di Fca, con quasi 90mila immatricolazioni in settembre (+14,5%) e oltre 750mila (+15,7%) dall’inizio dell’anno che valgono una quota del 6,7%, in crescita di quasi mezzo punto al 2015.  E non solo grazie alla vivacità del mercato italiano. Anche in diversi altri Paesi volumi e quote sono in crescita e bene in generale stanno andando tutti i marchi del gruppo: oltre a Fiat (+10,8% nel mese e +15,7% da gennaio) e Jeep (ancora in evidenza con una crescita di oltre il 23% sia in settembre sia nei primi nove mesi dell’anno) anche Lancia (+14,6% e +9,3%) e finalmente Alfa Romeo (+38,8% e +11,8%) grazie alle prime consegne della Giulia.

Volkswagen resta al palo

Sempre e di gran lunga leader, continua però a fare peggio del mercato il gruppo Volkswagen (+5,2% nel mese e +3,2% da inizio anno). Lo scandalo del Dieselgate pesa soprattutto sulla marca capogruppo, che con 156mila consegne non è andata oltre un incremento del 3,3% delle vendite in settembre e con 1.264.584 unità si deve accontentare di un misero +0,1% da inizio anno.

Mercedes batte Audi e Bmw

Tiene botta Audi, con quasi 80mila consegne in settembre (+8,3%) e una quota di mercato stabile al 5,5% da inizio anno. Nella sfida per il primato fra le marche premium in Europa  è stata però superata nel mese sia da Bmw (quasi 85mila unità, +10,5%) sia e soprattutto da un’arrembante Mercedes (oltre 88mila 500 consegne, +17,9%) ormai vicina al sorpasso anche dall’inizio dell’anno. Nel frattempo, gli inglesi di Jaguar Land Rover hanno messo a segno un +30,8% in settembre, +29,8% dall'inizio dell'anno.

Francesi sull'altalena

L’offensiva di prodotto continua a premiare Renault, che ha incrementato i propri volumi a livello di gruppo del 18,7% in settembre. Quasi 130mila immatricolazioni portano il totale da inizio anno a un milione e 120mila (+12,9%) e la quota a tagliare il traguardo del 10% (mezzo punto in più rispetto a un anno fa). Ancora avanti, ma solo per 6mila consegne in più, il gruppo Psa che in attesa di rinforzi importanti nel portfolio dei tre marchi, prima fra tutte la nuova Citroën C3, ha dovuto subire in settembre un calo delle vendite del 5,2%.

Su chi pesa Brexit

La frenata post Brexit del mercato nel Regno Unito è in buona parte all’origine delle modeste performance di Ford e Opel/Vauxhall, cioè le marche leader Oltremanica. In settembre il marchio dell’Ovale Blu ha consegnato 106mila 503 vetture (-0,9%), mentre la casa della Folgore ne ha immatricolate 101.573 (+3,7% ma peggio della media del mercato). Il bilancio da inizio anno rimane per entrambe positivo sotto il profilo dei volumi  (rispettivamente +4,4 e +6,7%) ma non in termini di quote (scese di due decimi di punto al 7,3 e di un decimo al 6,8%).

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