Ultimo aggiornamento  14 dicembre 2019 19:36

Janis Joplin, perle di auto.

Giuseppe Cesaro ·

“Oh Signore, perché non mi regali una Mercedes Benz? Tutti i miei amici guidano una Porsche, devo farmi perdonare. Ho lavorato sodo per tutta la vita, nessun aiuto dai miei amici, dunque – Signore - perché non mi regali una Mercedes Benz?”

1 ottobre: l'ultima incisione

Con queste parole, graffiate lungo la sofferta linea di confine che separa gospel e blues, Janis Joplin – una delle voci più grandi e intense del secondo Novecento – diceva, di fatto, addio al mondo. Era il 1 ottobre 1970. “Pearl” – era questo il suo soprannome: a pochissimi era concesso chiamarla Tex - si era avvicinata al microfono dei Sunset Sound Studios (nome inconsapevolmente profetico) di Los Angeles. “Vorrei cantare una canzone di grande valore politico e sociale – aveva detto. Fa così…”. Niente band. Solo il piede, che batte il tempo, e la voce. La sua voce. Un’irripetibile fusione di blues e soul, speranza e disperazione, fumo e whiskey.

Pieni fuori, vuoti dentro

L’atmosfera rilassata degli Studios, però, nascondeva qualcosa. Dopo un breve periodo d’astinenza, infatti, l’artista era tornata all’eroina. L’unica cosa – aveva confessato a un amico – che riuscisse a tenerla lontana dalla bottiglia. E bottiglia e dischi non andavano d’accordo: i postumi delle sbornie, infatti, le avrebbero impedito di registrare. Contrariamente a quello che può sembrare dalla lettura dei primi versi (le grandi canzoni somigliano alle grandi macchine: impossibile parlarne, bisogna guidarle) “Mercedes Benz” non è un inno consumistico. Janis era lontana mille miglia da certe categorie. È esattamente il contrario: un canto sofferto e amaro contro l’illusoria felicità procurata dalle cose. Gli inutili amuleti di cui ci circondiamo, nella speranza (vana) che il “pieno di fuori” possa riuscire a colmare il “vuoto di dentro”. Nella strofa successiva, infatti, l’oggetto della preghiera è una tv a colori e, in quella finale, una notte in centro.

I colori della Porsche

Pochi giorni più tardi – era l’alba del 4 ottobre 1970: 46 anni fa esatti – Janis morì. La trovarono che era ormai sera, riversa sul pavimento della sua stanza d’albergo, stroncata da un’overdose. Aveva 27 anni. Parcheggiata davanti all’albergo, però, non c’era una Mercedes. C’era una Porsche. Una 356 cabrio, comprata nel 1968 e fatta dipingere nelle forme e nei colori della psichedelica, sulla scia di quanto, l’anno precedente, Ringo Starr aveva suggerito di fare a John Lennon con la sua Rolls Royce Phantom V.

Buon compleanno, John

E non è affatto un caso che l’ultima canzone incisa dalla Joplin insieme a “Mercedes Benz”, sia “Happy Birthday, John (Happy Trails)”: un brano con il quale “la Perla” augura buon compleanno proprio a John Lennon. Non erano solo i suoi amici, dunque, a guidare una Porsche. Lo faceva anche lei, sfidando - con la capotte abbassata - traffico e curve pericolose. “Niente può mettermi ko!”, gridava. Vero. Le perle splendono per sempre.

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