Ultimo aggiornamento  16 giugno 2019 07:42

L'autonomia di Toyoda San.

Francesco Paternò ·

Akio Toyoda, membro della famiglia che controlla il gruppo Toyota primo costruttore al mondo e presidente operativo, non si vede facilmente ai saloni dell’auto. Al Mondial de l’automobile di Parigi ha fatto una eccezione, mostrandosi nella sua anticonvenzionalità rispetto allo stereotipo del top manager nipponico così come li abbiamo sempre conosciuti: parla in inglese, gesticola come un italiano, sorride come un non giapponese.

Una Yaris nel Wrc

Toyoda ha cominciato con la sua passione per l’automobilismo sportivo, lui stesso ama correre in pista oltre che provare personalmente le proprie auto: con una Toyota Yaris, dopo 17 anni di assenza il marchio tornerà a gareggiare l’anno prossimo nel mondiale rally, il Wrc.

Poi Toyoda, dopo un collegamento video con l’amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella – tra i due gruppi c’è una partnership dal 2011, appena “rovinata” dall’annuncio di un accordo analogo alla vigilia del salone fra la rivale Nissan e Microsoft – ha parlato per la prima volta in Europa della sua visione sulla guida autonoma.

14,2 miliardi di chilometri

Toyoda ha spiegato cosa stanno facendo al centro ricerche Toyota messo in piedi negli Stati Uniti con a capo un americano, Gill Pratt. Ma senza dare date avventurose su quando l’auto a guida autonoma sarà realtà: “Con Gill pensiamo che non sarà al 100% sicura se non dopo avere effettuato  un minimo di 14,2 miliardi di chilometri, in pratica decenni di condotta reale”.

Toyoda ha parlato di obiettivi da raggiungere per la sicurezza stradale e per agevolare la mobilità di chi non ce l’ha, o ce l’ha in maniera ridotta sempre per motivi di salute. Nessun proclama, insomma, ma un modo autonomo di parlare di guida autonoma.

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