Ultimo aggiornamento  26 marzo 2019 09:25

Apple, basta che non sia partnership.

Flavio Pompetti ·

Da che parte andrà a cadere la mela di Cupertino? Nei giorni scorsi le indiscrezioni pubblicate dal Financial Times l’avrebbero voluta ad un passo dall’acquisizione della McLaren, mentre voci americane danno per scontato l’acquisto della californiana Lit, costruttrice di una moto elettrica. La prima ha smentito la vendita pur ammettendo i contatti, la seconda sembra in effetti più vicina al passaggio. Si può forse concludere che la Apple sta cercando di costruire una sportiva elettrica in edizione limitata, magari con l’aggiunta di funzioni di autopilota?           

In realtà questo è solo uno degli indirizzi strategici che si possono desumere dall’attività finora svolta sotto l’ombrello del progetto Titan, un’iniziativa protetta da un tale livello di segretezza da prestarsi ad ogni fantasia interpretativa. Da chi lo ritiene già defunto, a chi come Elon Musk lo immagina forbito di un migliaio di ingegneri, pronti a far debuttare una vettura elettrica entro il 2020.

Incidenti di percorso ce ne sono stati. Sappiamo che il primo responsabile del Titan, Steve Zadesky, ha lasciato le redini lo scorso gennaio a Bob Mansfield, uno dei fedelissimi di Tim Cook, da tempo assegnato alla ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. Il New York Times ci racconta ora che nonostante la supremazia tecnologica del team, al momento di progettare una vettura le idee sono rimaste vaghe e inconcludenti, al punto di convincere Mansfield a operare un ‘reboot’, ovvero una nuova radicale definizione del progetto e delle strategie necessarie per realizzarlo.

Non è nemmeno più chiaro a questo punto se la traccia elettrica è ancora quella principale. Titan è nato nel 2012 in un universo tecnologico completamente diverso dall’attuale, nel quale Obama aveva appena promesso che avremmo visto in circolazione entro il 2015 cinque milioni di vetture alimentate da batterie. A tutt’oggi da quella data ne sono state immatricolate mezzo milione.

Eppure Cook sembra crederci ancora. Ha detto di recente che siamo alla soglia di enormi cambiamenti, sia nella elettrificazione che nella guida autonoma, e che entrambi i progetti hanno bisogno di un interfaccia agevole per il consumatore. Forse è su quest’area che la ricerca al momento è più attiva a Cupertino, con la tedesca Magna Steyr come alleato principale nel disegno di telaio e carrozzeria, e con l’azienda alla ricerca di un piccolo produttore: McLaren, Lit, o chiunque sia disposto a collaborare senza la pretesa di una reale partnership, come è successo nelle trattative fallite in passato con Daimler e Bmw.

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