Ultimo aggiornamento  19 marzo 2019 00:27

Il fascino del Gran Premio Nuvolari.

Roberto Sposini ·

Che ci si vada a bordo di una vettura storica, il caso migliore (chi ha un’auto pre ’69 si prenoti per il prossimo anno). Che semplicemente lo si segua tappa per tappa con la propria auto. Che ci si apposti per ore, pazienti, anche sotto la pioggia (come è accaduto spesso in questa edizione) dietro una curva con la macchina fotografica. Che, come fanno in molti, ci si goda la gara dal balcone di casa per fare il tifo al passaggio della carovana non importa. Il come non importa.

Perché andarci

Al Gran Premio Nuvolari importa il cosa: l’opportunità di vedere auto bellissime, quel tuffo indietro negli anni ’50 e ’60. E i riti che si ripetono ad ogni edizione: l’immancabile appuntamento a Palazzo Tè, nel cuore di Mantova, per le verifiche tecniche, il brivido della partenza dalla storica piazza Sordello. E, questo solo per i concorrenti, la serata di gala finale, in onore di Tazio Nuvolari il sabato, nello storico Gran Hotel di Rimini.

Il Nuvolari è così, una delle poche competizioni in cui il risultato finale non è così importante, almeno non per chi guarda. Tanto più se, come è accaduto anche quest’anno, per la quinta volta consecutiva, la vittoria è andata ai “soliti” Vesco-Guerini, a bordo di una  Fiat 508 S Balilla, seguiti  da Margiotta-La Chiana su Volvo P120 e da Erejomovich-Llanos su Aston Martin Le Mans del 1933.

Al Nuvolari, concorrenti a parte, ci si va per altre ragioni. Per fermarsi incantati a vedere le 300 auto iscritte, un viaggio nel tempo che passa attraverso una cinquantina di case automobilistiche provenienti da 18 nazioni del mondo.

I marchi che si sono sfidati

Al Nuvolari ci si va perché per percorrere i 1.050 chilometri della storica gara con un’auto scoperta costruita ottant’anni fa, e ci vuole tempra. Ci si va per curiosare, socializzare, magari vincere, ovvio. Ma anche e soprattutto per scambiare punti di vista con gli equipaggi provenienti da mezzo mondo: Argentina, Austria, Belgio, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Qatar, Russia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Uruguay. E Italia, ovvio.

Ci si va, ancora, perché vedere sfidarsi sulle più belle strade italiane Bentley, Alfa Romeo, Aston Martin, Audi, Bmw, Bugatti, Ferrari, Fiat, Ford, Jaguar, Lancia, Mercedes, Porsche, Triumph, Volvo. Uno spettacolo nello spettacolo. Non serve essere appassionati d’auto, credeteci. Né saper distinguere (ma non è difficile in questo caso) una Fiat 508 Sport Ghia del ’32 da una Bmw 503 Coupé del ’59. Basta respirare l’aria di benzina e olio bruciato. Basta sentire le “voci” di quei motori costruiti fra il 1919 e il 1969 riecheggiare nei centri storici di alcune tra le più belle città d’Italia. Basta questo.

Il tracciato poi, da solo vale un viaggio, anche solo per fare il tifo: Mantova, il Passo della Cisa, Forte dei Marmi, Cesena, Forlì, Ferrara, Lucca, Pisa, Arezzo, Città di Castello, Urbino e Rimini con tappa all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari a Imola.

La tappa più bella

La tappa più bella? La prima, quei 276 chilometri che, attraverso il Passo della Cisa, legano Mantova a Forte dei Marmi. Basterebbe sedersi lì, sul Passo, per godersi uno spettacolo unico: quest’anno, sotto la pioggia da lì sono passate 303 gioielli della meccanica: dalla più antica Bentley Le Mans Tourer del 1923, alle Amilcar e Alfa Romeo, dalle più recenti Ferrari 365 alle tante Maserati, Mercedes, Triumph, Jaguar e Porsche che hanno vinto e gareggiato in molte gare del passato.

E pazienza se chi corre si sveglia all’alba e arriva nell’oscurità, alla flebile luce di impianti elettrici a 6 Volt, con le ossa a pezzi e la cervicale dolorante. Perché  al Nuvolari si ride di gioia, quando si vince. E si piange di rabbia, quando si esce di strada (e anche quest’anno è capitato, complice la pioggia). Succede. Qualche volta è successo anche al grande Tazio Nuvolari (famosa quella volta a Monza, nel  1925, quando distrusse un’Alfa Romeo P2). Eppure il “mantovano volante” l’ha sempre presa con ironia.

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