Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 08:28

2025, l'auto è un servizio on-demand.

Patrizia Licata ·

L'espressione "un mare di macchine" descrive bene quello che le metropoli sono diventate oggi: spazi costruiti "intorno alle automobili", dove parcheggi e strade sottraggono aree al verde, alle abitazioni e ai pedoni. E se accadesse l'opposto, cioè se le città fossero costruite "intorno alle persone"? E' questa la visione della start up californiana del ride sharing Lyft, grande rivale di Uber, e che il co-fondatore John Zimmer descrive in un articolo pubblicato da Medium dedicato alla "terza rivoluzione dei trasporti". 

Un mare di macchine parcheggiate

L'idea della mobilità condivisa nasce da una semplice osservazione: negli Stati Uniti "il veicolo medio viene usato solo per il 4% del tempo e resta parcheggiato per il restante 96%", svela Zimmer. "Delle 250 milioni di auto americane, 240 milioni sta ferma". Negli Stati Uniti ci sono almeno 700 milioni di spazi destinati al parcheggio, pari a una superficie di oltre 6.000 miglia quadrate, più dello stato in cui Zimmer è nato, il Connecticut. 

Ride sharing, a guida autonoma

Avere meno macchine vorrebbe dire meno traffico, meno inquinamento e più spazi per costruire case, parchi, scuole, uffici, negozi, aree pedonali, piazze per socializzare. Per questo il ride sharing rappresenta l'inizio di una nuova rivoluzione nel modo di spostarsi in città, soprattutto se si considera che, entro il 2050, quasi 100 milioni di persone in più andranno a vivere nelle metropoli americane. 

Una delle chiavi di volta sarà la diffusione di flotte di veicoli autonomi. Lyft si è già alleata con General Motors per creare una rete di auto senza conducente on-demand: nel giro dei prossimi cinque anni, le driverless cars costituiranno la maggior parte delle corse effettuate da Lyft. Secondo Zimmer, la diffusione tra gli utenti di auto autonome avverrà infatti non grazie a veicoli privati (come vorrebbe Elon Musk di Tesla) ma grazie a servizi di ride sharing come Lyft, che possono immettere sul mercato una massa critica di veicoli e garantirne l'ottimale stato di manutenzione, oltre che corse a prezzi economici. 

Non serve possedere la macchina

"Non dobbiamo più costruire le città intorno alle macchine", scrive Zimmer; "la tecnologia ha permesso di ridefinire già molti settori industriali sul principio che non serve possedere una cosa per beneficiarne. E' già così con i video, grazie a servizi come Netflix, e con la musica, con servizi come Spotify. Con la macchina diventerà lo stesso". 

Si tratta della rivoluzione del trasporto inteso come servizio ("as a service"): l'automobile diventerà un servizio in abbonamento, che usiamo come e quando ci serve, pagando solo per l'effettivo utilizzo. 

Le tappe del trasporto "come servizio"

Nei prossimi cinque-dieci anni Zimmer prevede che sulle strade Usa conviveranno auto tradizionali e auto driverless, ma dopo il 2025 la rivoluzione della guida autonoma prenderà il sopravvento e le macchine saranno per noi solo una forma di noleggio come tante altre, al pari del Dvd da vedere a casa o degli Mp3 da scaricare da Internet. Questo lasso di tempo per l'affermazione delle auto autonome è necessario anche perché la tecnologia sta evolvendo per raggiungere i livelli massimi di sicurezza. 

I giovani abbracciano la rivoluzione

Si tratta anche di abbracciare una mentalità diversa, ma le giovani generazioni stanno già cambiando. Zimmer ricorda come l'auto privata abbia rappresentato per decenni l'autonomia, l'identità personale. Per i Millennials non è più così. L'auto è un costo che per l'americano medio pesa per 9.000 dollari l'anno (benzina, parcheggio, meccanico, assicurazione). E così se nel 1983 il 92% dei giovani tra i 20 e i 24 anni in America aveva la patente, nel 2014 la quota è scesa al 77%; tra i 16enni (l'età in cui negli States si può cominciare a guidare) si è passati dal 46% di patentati al 24%. Molti meno giovani sono interessati a possedere la macchina. 

Più risorse per nuovi progetti

La diffusione del ride sharing come alternativa all'auto privata vuol dire anche liberare risorse per finanziare progetti diversi da quelli strettamente legati alle infrastrutture viarie. L'American Society of Civil Engineers ha calcolato che gli Stati Uniti avranno bisogno di 3.600 miliardi di dollari in investimenti per rinnovare, ampliare o riparare le loro strade entro il 2020. "Se proprio dobbiamo usare questi soldi, facciamolo in modo tale da mettere le persone e non le automobili al centro del nostro futuro", conclude Zimmer. 

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