Ultimo aggiornamento  18 luglio 2019 02:46

Sara compie 70 anni.

Redazione ·

“Siamo un caso unico in Europa, frutto della collaborazione tra la più grande associazione italiana di consumatori rappresentata dall’ACI e due compagnie assicuratrici del calibro di Reale Mutua e Generali. Una realtà consolidata, nata nel 1946 da una felice intuizione dell’allora presidente Automobile Club d’Italia, Filippo Caracciolo di Castagneto (in foto), che crea la Società di Assicurazione Rischi Automobilisti all’indomani della guerra e del referendum con cui gli italiani scelgono la Repubblica”. Il presidente di Sara, Rosario Alessi, apre così il suo intervento alla celebrazione dei 70 anni della compagnia assicuratrice dell’ACI, ricordando che la prima polizza è stata stipulata a Napoli il 29 agosto 1946 da un proprietario di una Fiat 508.

Già nel 1946 fautrice di innovazione

In questo primo contratto figura una clausola rivoluzionaria, che distingue per innovazione la compagnia dai 40 competitor sul mercato di allora: l’assenza di incidenti nel periodo assicurato viene premiata con lo sconto del 5 per cento sul rinnovo. Solo molti anni più tardi il settore adotterà universalmente il sistema del bonus-malus, così come bisogna attendere il 1969 per l'obbligo della copertura assicurativa per tutti i veicoli circolanti. Lo stesso spirito innovativo contraddistingue Sara ancora oggi, come dimostra il fatto di essere stata la prima in Italia ad offrire agli automobilisti una formula veramente a consumo, con polizze calcolate a tempo o a chilometri.

20 miliardi di euro in polizze

Guardando al futuro, Sara punta a una sempre maggiore diversificazione dell’offerta assicurativa, da tempo centrata non più solo sull’auto. Secondo una ricerca di Swiss Ree, lo sviluppo tecnologico taglierà di 20 miliardi di euro in 5 anni la spesa assicurativa a livello globale: anche per questo motivo l’impegno di Sara nella rc-auto è sceso dall’81% del 2009 al 71% dello scorso anno e si contrarrà ulteriormente. Ciò non significa l’abbandono del settore, ma anzi denota la capacità della compagnia di interpretare l’evoluzione del mercato, offrendo servizi sempre più tarati alle esigenze della domanda di mobilità.

Ferrari e auto storiche non si condividono

Come evidenziato dal presidente Alessi, lo sviluppo dell'auto a guida autonoma richiede lo scioglimento del nodo della responsabilità in caso di incidente (a chi imputare la responsabilità tra proprietario, passeggero, costruttore e fornitore di software?) e la gestione della complessa fase transitoria con auto robot e vetture tradizionali a condividere le strade. L’exploit delle formule di car sharing stanno inoltre intaccando l’atavica bramosia di possedere un’auto, ma rimarrà saldo il concetto di proprietà per una vettura esclusiva come Ferrari o un'auto storica. Altro terreno di sfida per le compagnie sarà l’individuazione di risposte al progressivo invecchiamento della popolazione, che fatica già oggi ad interpretare la rivoluzione digitale rischiando l’emarginazione sociale. “La sfida ci porta a studiare con impegno, ingegno e fantasia nuove forme di assicurazione – ha concluso Alessi – e mi chiedo se un domani servirà una polizza contro la solitudine”.

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