Ultimo aggiornamento  17 febbraio 2019 05:28

Smart mobility: l'agenda del governo.

Marina Fanara ·

Dopo i nuovi stringenti limiti alle emissioni imposti da Bruxelles contro l'inquinamento, Palazzo Chigi è alle prese con due inderogabili scadenze. La prima riguarda la Road Map 2030 per la mobilità sostenibile, da definire in occasione dell'appuntamento di ottobre con la Legge di stabilità. La seconda è il recepimento, entro e non oltre il prossimo 18 novembre, della direttiva comunitaria (94/2014) per la realizzazione della rete di rifornimento per i carburanti alternativi (energia elettrica, metano, gpl, idrogeno).

Impatto zero: il crono programma

Il progetto coinvolge cinque ministeri (Ambiente, Economia, Infrastrutture e trasporti, Salute, Sviluppo economico) e, negli intenti della Presidenze del Consiglio, dovrà delineare gli scenari e relative strategie attraverso le quali l'Italia dovrà rendersi sempre più indipendente dal petrolio. Per questo, Palazzo Chigi ha pensato di confezionare una Road Map da qui al 2030. "L'obiettivo è la decarbonizzazione del paese", spiega Stefano Besseghini, presidente e amministratore delegato di Rse (Ricerca sistema energetico) al quale il governo ha affidato il gruppo di lavoro per confezionare il documento. "In parole povere, significa delineare uno scenario e le e-policy per raggiungerlo. E' un argomento delicato che merita un ragionamento ad hoc, perché la mobilità e l'impatto ambientale esercitano una grande pressione sulla popolazione".

Aree di servizio e sharing mobility

La tabella di marcia prevede la presentazione del Piano all'inizio di ottobre con l'intento di inserirlo tra le priorità della prossima legge di bilancio per accelerarne l'applicazione."Vogliamo evitare di fare un'enciclopedia britannica o, peggio, di continuare a filosofeggiare: dobbiamo definire le tecnologie che possano essere facilmente messe in pratica subito. Per questo abbiamo individuato tre temi: come rendere efficienti i carburanti tradizionali, come organizzare la rete di distribuzione dei carburanti puliti e, infine, lo sviluppo della mobilità alternativa. Un ambito dalle grandissime potenzialità e che si presta all'innovazione tecnologica e all'infomobilità. Mi riferisco alla sharing mobility in tutte le sue declinazioni: dal car sharing, al car pooling, al bike sharing. Ma anche alla diffusione dell'auto elettrica, attraverso incentivi all'acquisto e alla modernizzazione dei trasporti pubblici".

La direttiva sulle infrastrutture di rete

La scadenza è vicina e, al momento, il recepimento della direttiva comunitaria sulla rete di rifornimento per i carburanti alternativi è solo una bozza di decreto legislativo che gira da un ministero all'altro. Il governo dovrà vararlo entro il prossimo 18 novembre, pena una procedura d'infrazione da parte di Bruxelles. L'intento della norma comunitaria si legge all'art. 1: "Al fine di ridurre la dipendenza dal petrolio.....il presente decreto stabilisce requisiti minimi per la costruzione di infrastrutture per i carburanti alternativi". Ovvero: colonnine per la ricarica dei veicoli a batteria, ma anche "aree di servizio" per il metano, il gpl e l'idrogeno, di cui il Paese è tenuto a dotarsi entro il 2020, secondo i dettami dell'Unione europea.

Ricariche a domicilio e in garage

Il testo stabilisce che le stazioni aperte al pubblico dovranno coprire l'intero territorio nazionale: nelle aree urbane, extra urbane e lungo le autostrade. E, non solo: anche le nuove case, gli edifici pubblici, i parcheggi interrati e multi piano e i box dovranno essere dotati della presa adatta alle batterie dell'auto. Mentre i Comuni dovranno verificare questo requisito per il rilascio delle licenze.

Tante colonnine, ma quante?

Ma quante colonnine e punti di rifornimento dovranno essere costruiti per una infrastruttura "capillare" sul territorio? La direttiva comunitaria non specifica i "requisiti minimi", si limita a richiedere una rete "in grado di soddisfare la domanda in base ai veicoli elettrici, a metano, gpl, ecc.. che si prevede saranno in circolazione da qui ai prossimi tre anni".

Per l'elettrico circolano cifre intorno al milione di unità, come ribadisce Francesco Starace, amministratore delegato di Enel che, pare, abbia già confezionato una mappa nazionale sulle colonnine da realizzare per soddisfare la nuova domanda. Nella speranza che un'adeguata infrastruttura di rifornimento possa stimolare gli acquisti e soprattutto spingere governo e amministrazioni locali a concedere incentivi per alleggerire il prezzo di listino ancora proibitivo dell'auto a batteria. 

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