Ultimo aggiornamento  23 febbraio 2019 05:23

Elvis Presley faceva shopping a Cuneo.

Giuseppe Cesaro ·

“Non sei nient’altro che un cane da caccia [caccia di ragazze, s’intende], stai sempre a piagnucolare, non hai preso nemmeno una coniglietta e non sei mio amico”. Con queste parole, irripetibili per l’America puritana di metà anni ‘50, un ventunenne del Sud - faccia pulita, sguardo ammiccante, ciuffo intrigante e bacino insolente – teneva inchiodati davanti al “Ed Sullivan Show” della Cbs 60 milioni di americani: l’82% di quanti guardavano la televisione. Era il 9 settembre 1956: 60 anni fa esatti. Il rock’n’roll irrompeva nelle coscienze della generazione giovane, diventando il primo social network planetario. E quel ragazzo - Elvis Aaron Presley – dava il via a un big-bang la cui onda d’urto non ha ancora cessato di far sentire i suoi effetti.

Cotta e comprata

Quello che non tutti ricordano, però, è che una delle più grandi passioni del ragazzo di Tupelo – Mississippi - erano le automobili. Impossibile dire quante ne abbia collezionate: la lista è davvero troppo lunga. Stando agli agiografi, pare che “The Pelvis” fosse attratto soprattutto dall’estetica. Se, passando davanti a una vetrina, vedeva un’auto che gli piaceva, si fermava e la comprava. E poi mandava qualcuno a recuperare l’auto “vecchia”. E poteva anche capitare che – se l’ora era tarda e la concessionaria chiusa – telefonasse al proprietario e lo tirasse giù dal letto, per farsi aprire e rimettersi in strada a cavallo della sua nuova “conquista”. Non risulta che qualche venditore si sia mai rifiutato di incontrare Elvis. Nemmeno nel cuore della notte.

Né marca né prezzo

Cosa attirava il ragazzo del sud? Linea, colori e accessori, che dovevano colpirlo con la stessa potenza con la quale la sua musica colpiva i teenager di tutto il pianeta. Sembra, inoltre, che non fosse particolarmente interessato a marca e prezzo. E sebbene moltissime delle sue preferite fossero auto di lusso (Cadillac, Stutz Blackhawk, Rolls Royce o Mercedes-Benz), non disdegnava affatto acquistare vetture economiche. Non solo: se il colpo di fulmine scattava, poteva addirittura scegliere un’auto usata.

Primo amore: una Cadillac rosa

La prima macchina che mi sono comprato [una Cadillac rosa e bianca del 1954, acquistata nel marzo 1955, quando Elvis aveva 20 anni] era la più bella che avessi mai visto. Era di seconda mano, ma quando l’ho presa, l’ho parcheggiata fuori dall’albergo e sono rimasto in piedi tutta la notte a guardarla. Il giorno dopo, ha preso fuoco ed è bruciata in mezzo alla strada". Chi c’era racconta di un ragazzo sconsolato, seduto sul ciglio della strada ad osservare il suo primo grande sogno andare in fumo. La desolazione, però, avrebbe avuto vita breve. Elvis si sarebbe rifatto presto. Nel luglio successivo, infatti, acquistò un’altra Cadillac. Una Fleetwood serie 60, blu con il tetto nero, che fece prontamente riverniciare da un suo vicino, il quale, per l’occasione, creò una speciale tonalità di rosa: l’“Elvis Rose”. La Cadillac Fleetwood serie 60 “Elvis Rose” resta una delle macchine più fotografate e famose di sempre.

Non solo made in Usa

Di seconda mano erano anche una vecchia Volkswagen (poi data all’istruttore di karate) e la bellissima Bmw 507 “bianco piuma” – recentemente riportata allo splendore originale dopo un restauro di oltre due anni, realizzato da un team di super esperti - acquistate entrambe in Germania alla fine degli anni ‘50, quando Elvis prestava servizio militare. Lo spiccato spirito patriottico portava “Il Re” a preferire le auto made in Usa: Lincoln e Chrysler, in particolare, oltre alle Cadillac. Quando, però, estetica, blasone e status-symbol si fondevano per dare il meglio di sé, la collezione si arricchiva anche di europee: Rolls, Mercedes e, naturalmente, Ferrari. La Dino 308 GT4 del 1975 acquistata (anch’essa usata) nell’ottobre 1976, fa ancora bella mostra di sé a Graceland, la sontuosa dimora coloniale - seconda residenza più visitata d’America, dopo la Casa Bianca – nella quale il ragazzo del sud ha vissuto per vent’anni, è morto (16 agosto 1977) ed è sepolto.

Trasloco in Cadillac col pollame

Elvis si trasferisce a Graceland nel 1957, dopo la terza apparizione al “Ed Sullivan Show”. Ha 22 anni e, l’anno precedente, è riuscito a piazzare ben quattro numeri uno in classifica: “Heartbreak Hotel”, “Don't Be Cruel”, “Hound Dog” e “Love me tender”. E altrettanti ne piazzerà quell’anno: “Too Much”, “All Shook Up”, “Teddy Bear, e “Jailhouse Rock”. [Solo per dare un’idea delle proporzioni: i Beatles – la più grande rock-band della Storia – vantano 27 numeri uno: Elvis 30]. È davvero il più grande. La sua musica, la sua voce e il suo provocante bacino stanno travolgendo tutto e tutti. Il suo impatto sulla società americana è tale che, per evitare fibrillazioni eccessive, in quella terza puntata, Elvis verrà inquadrato solo dalla cintola in su. Non è tutto: lo stesso Sullivan interverrà per rassicurare il pubblico in studio e le decine di milioni di americani davanti alla tv: “E’ un ragazzo per bene, un bravo ragazzo...” E, subito dopo, rivolto a lui: “Ci tengo a dire che non abbiamo mai avuto un’esperienza più piacevole con un grande nome, di quella che abbiamo avuto con te.”

Protagonista del trasloco a Graceland è una Cadillac Serie 75 Fleetwood Limousine del 1954. Il suo colore originale era blu, ma Elvis l’aveva fatta dipingere di giallo. Con lei, il ragazzo che sconvolgeva l’America trasportò, tra le altre cose, pollame, anatre, faraone, pavoni e un tacchino. Alla fine del trasloco, la Cadillac era ridotta in uno stato tale che, nonostante i tentativi della casa madre di riportarla ai fasti originali, non sarebbe mai più tornata la stessa. “E’ tempo di comprare un’auto nuova”, confesserà Elvis al padre Vernon.

La perla bianca italiana

Oltre alla 308 GT4 del ‘75, nella “sezione superlusso” della scuderia, c’è, però, un’altra italiana che fa battere forte il cuore del “King”. Sebbene il nome – impronunciabile – non tradisca affatto le sue origini, la Stutz Blackhawk Pearl White è un vero e proprio gioiello made – anzi handmade - in Italy. Fino al 1972, infatti, è prodotta nelle Carrozzerie Padane (Modena) e, successivamente, nella Carrozzeria Saturn di Cavallermaggiore (Cuneo). Un transatlantico di sei metri per due - due porte, quattro posti, cambio automatico, servosterzo, servofreno, freni a disco, alzacristalli elettrici, aria condizionata, chiusura centralizzata, sedili regolabili elettricamente, interni in pelle e finiture super-lusso - per costruire il quale 35 operai altamente specializzati impiegano quasi 900 ore di accuratissimo lavoro, rigorosamente manuale. Dal ’71 al ’95 vengono prodotte soltanto 617 Stutz (120 delle quali alla Saturn): il prezzo va dai 115mila ai 285mila dollari. La “Perla bianca” - gemella di quella nera, nella foto davanti al pronao neoclassico di Graceland - deve arrivare dall’Italia: persino il Re - che l'ha chiesta con gli interni in cincillà - dovrà, dunque, aspettare qualche mese prima di potersi, finalmente, godere questo “gioiello dell’arte italiana” (così veniva presentato negli States), che, fino alla fine, rimarrà una delle sue “numero uno” preferite. 

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