Ultimo aggiornamento  26 aprile 2019 07:54

Guai a razzo per Elon Musk.

Francesco Paternò ·

Elon Musk, il più discusso e visionario imprenditore della Silicon Valley, sta attraversando un momento piuttosto complicato. Non è il primo e non sarà l’ultimo per uno che a 45 anni è abituato a lavorare su più tavoli contemporaneamente, dal cielo con Space X alla terra con le auto elettriche di Tesla per le quali è diventato più famoso, alla programmata fusione del marchio automobilistico con la più grande società americana di pannelli solari, Solar City, di cui è anche presidente e principale azionista.

Dura a Wall Street

Wall Street, dove è un beniamino, non ha preso bene giovedì e venerdi due sue comunicazioni alla Sec, la società di controllo della borsa. Gli analisti sono di nuovo in allarme sia per i conti di Tesla, che continuano a non tornare al punto da spingere Musk a trovare nuovi fondi ("small", ha sottolineato), sia per l’acquisizione di Solar City, società quotata al Nasdaq con oltre 3 miliardi di perdite, operazione per la quale è previsto un voto del cda di Tesla il 14 settembre.

In pezzi il Falcon 9

Come se non bastasse, giovedì a Cape Canaveral il Falcon 9 – il razzo che Musk sperimenta dal 2002 attraverso la sua Space X su cui allora mise 100 milioni di dollari (e contemporaneamente 70 su Tesla e 10 su Solar City dopo aver venduto PayPal)  - è esploso durante dei test, facendo piangere pure Mark Zuckerberg di Facebook, che al Falcon di Musk aveva affidato un satellite da mettere in orbita nel week end.

Space X ha contratti con la Nasa e una feroce concorrenza di altri operatori privati (da Amazon alla Virgin di Richard Branson), tutti con l’obiettivo di rendere economicamente accessibili i viaggi nello spazio e di colonizzare un giorno Marte, quale alternativa alla terra. L'esplosione del Falcon 9 di giovedì segue una alternanza tra flop (il primo clamoroso risale al 2006) e successi come quello dei suoi vettori riciclabili, del tipo usati sullo Shuttle. Space X produce la maggior parte delle componenti in casa, un modo per ridurre i costi ma così tenendo sotto forte pressione l'intera struttura: molti neoassunti pare lascino entro i primi tre mesi, non sopravvivendo a qualcosa come anche 90 ore di lavoro a settimana.

Soldi freschi cercasi

Proprio il giorno precedente del disastro di Cape Canaveral, la Reuters aveva fatto i conti in tasca a Musk analizzando i documenti della Sec. Al boss di Tesla servono al più presto soldi: 1)  per produrre la Tesla Model 3, la nuova auto elettrica da 35.000 dollari preordinata in 276.000 unità nello spettacolare lancio del marzo scorso; 2) per l’avviamento della Gigafactory di batterie agli ioni di litio in Nevada; 3) per l’affare Solar City da 2,6 miliardi di dollari.

La cassa piange

Ma sempre seguendo i numeri messi in fila dalla Reuters, se Tesla ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con un cash di 3,25 miliardi di dollari, in luglio ha dovuto ripagare un debito di 678 milioni e pianificato il pagamento di altri 422 milioni.  In cassa sarebbero dunque rimasti 2,15 miliardi: e se è vero – come annunciato da Musk all’inizio dell’anno – che nel secondo semestre sarebbero stati investiti 1,75 miliardi per lo sviluppo della Model 3 e per la fabbrica in Nevada, sul conto rimarrebbero soltanto 400 milioni.

Tesla ha inanellato 14 trimestri di seguito di perdite operative e cash flow negativo dall’inizio del 2014, bruciando cassa (611 milioni nel primo semestre 2016, secondo Bloomberg Data, e 2,2 miliardi nel 2015) e mancando gli ultimi obiettivi. Il 29 agosto scorso, Musk ha scritto una mail dai toni forti a tutti i dipendenti incitandoli a tagliare i costi e a lavorare per un "cash flow positivo" nel terzo trimestre: "Sarà la nostra ultima chance di mostrare agli investitori che Tesla può essere ok e profittevole". 

L'impressione è che Musk, più di una altra iniezione "piccola" di capitale, abbia bisogno di una robusta flebo di denaro fresco per le sue imprese. Sulle quali resta tuttavia difficile non continuare a dargli credito: esattamente otto anni fa, era il settembre del 2008, Space X e Tesla erano date per spacciate. In una astronave di guai.

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