Ultimo aggiornamento  12 dicembre 2019 12:19

Giappone, guerra alla Brexit.

Colin Frisell ·

Durissima presa di posizione del governo giapponese: con una lettera ufficiale indirizzata al numero 10 di Downing Street, Tokyo annuncia che l'uscita del Regno Unito dalla Unione europea, così come votata in giugno con il referendum della Brexit, potrebbe significare un possibile addio da parte delle grandi società giapponesi dal territorio  britannico. 

Parole dure

La durissima lettera inviata tramite il ministero degli Esteri del Giappone conferma la "forte preoccupazione " dell'industria nipponica  nel caso in cui "non dovessero applicarsi più nel Regno Unito le regole che valgono nella Comunità Europea". Inoltre si chiede al gabinetto della premier May, di "tenere nella massima considerazione i dubbi dei grandi investitori giapponesi, i quali - dice ancora la missiva - "potrebbero decidere di spostare i loro quartieri generali fuori dal Paese, trasferendoli nell'Europa continentale". 

Lavoro a rischio 

La presa di posizione di Abe in pratica significa che circa 140.000 persone potrebbero perdere il lavoro nel corso dei prossimi mesi. Grandi banche come la Nomura, giganti della tecnologia come Hitachi e soprattutto le grandi case automobilistiche come Honda, Nissan, Toyota, minacciano di lasciare il Paese, con conseguenze devastanti per la già traballante economia britannica del post voto pro-Brexit. 

Diplomazia al lavoro 

Parlando alla Bbc, Koji Tsuruoka, ambasciatore nipponico a Londra ha detto che: "Non sono state ancora prese delle decisioni definitive in proposito ma che la questione è sul tappeto". Probabilmente se ne starà parlando a margine del G20 che si sta svolgendo in queste ore in Cina dove, tra gli altri, è previsto un bilaterale tra Abe e May. "Siano fortemente interessati a che la Brexit possa andare avanti - ha confermato Tsuruoka - senza che diventi una minaccia o un danno per l'economia mondiale". Il diplomatico ha anche avvertito che senza la cooperazione internazionale la sfida della Brexit sarà tutt'altro che facile. 

Nissan alla finestra

Già all'indomani del referendum si erano levate voci preoccupate circa il domani. Carlos Ghosn, numero uno di Renault-Nissan, aveva immediatamente espresso dubbi sui futuri investimenti, in particolare per quanto riguarda lo storico impianto Nissan di Sunderland, il primo creato dei giapponesi sul suolo europeo e che sforna 1.600.000 autovetture l'anno. 

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