Ultimo aggiornamento  23 ottobre 2018 10:17

Mobilità condivisa: opportunità e rischi.

Patrizia Licata ·

Quale sarà l'impatto prodotto dai servizi come BlaBlaCar, Uber e Car2Go su utenti e produttori d'auto? Gli analisti del Center for Automotive Research (Car) hanno cercato di definire prospettive di crescita, opportunità e sfide del settore dei New mobility services o Nms.

I servizi presi in esame

Le forme di mobilità che stanno ridisegnando il futuro sono quelli di car sharing (come Car2Go o Enjoy), ride hailing (Uber, Lyft, Didi i grandi nomi), ride sharing (come BlaBlaCar) e bike sharing. Ancora in fase pilota altri servizi, come il microtransit (offerto per esempio da Bridj, Chariot, Via), che si avvale di mini-bus privati con orari e percorsi flessibili in base alla richiesta degli utenti, o i SAV (Shared autonomous vehicles), veicoli completamente autonomi come quelli che stanno sperimentando Google, Uber, Ford o Gm.

Business ma solo nelle grandi città

Rapidi ritmi di urbanizzazione e al contempo metropoli sempre più preda di traffico e smog sono la principale spinta all'adozione dei servizi di mobilità alternativa. Gli Nms non hanno invece grande appeal nei piccoli centri (dove vive la maggior parte dei residenti negli Stati Uniti): qui l'automobile privata resta il primo, spesso l'unico, mezzo di spostamento. Negli Stati Uniti, infatti, mancando spesso un efficiente sistema di trasporto pubblico (fanno eccezione le grandi città), essendo ampie le distanze da coprire e poco costosa la benzina, la macchina è il mezzo di spostamento di gran lunga preferito. Nel 2013 il 76,3% degli americani andava al lavoro in macchina; solo il 5,1% degli americani usava i mezzi pubblici. Tuttavia l'uso di autobus, metro e biciclette è in aumento e nelle grandi città c'è ampio spazio per l'espansione della mobilità condivisa.

Primati europei

Sono i servizi di ride hailing come Uber e Lyft i più amati dagli americani; il successo di questo modello è però globale (è disponibile in 75 paesi), anche se non mancano gli ostacoli regolatori. Il ride sharing (come BlaBlaCar) piace invece molto più agli europei; anche per il car sharing è l'Europa il più grande mercato mondiale con oltre 2,2 milioni di utenti nel 2014, seguito dal Nord America (1,6 milioni); la regione Asia–Oceania è quella che cresce più velocemente. Car prevede che nel 2021 i programmi di car sharing in Nord America raggiungeranno 3,8 milioni di utenti e 50.800 veicoli, mentre i programmi di car sharing europei raggiungeranno 10 milioni di iscritti e 242.600 veicoli (con la Germania leader).

L'impatto sulle vendite di auto

Tutto questo rappresenta una minaccia o un'opportunità per le case automobilistiche? E' vero che l'avanzata dei servizi di mobilità condivisa o alternativa farà vendere meno macchine: in Nord America il 41% degli utenti del car sharing rinuncia a comprare la macchina, o a sostituire quella che ha con una nuova, in Europa la quota è del 32%. Car calcola che nel 2021 un'auto in condivisione prenderà il posto di 7,7 veicoli privati in Nord America e di circa 4 veicoli privati in Europa.

Tuttavia, le vendite di macchine per le flotte delle aziende del car sharing attenueranno l'impatto per i produttori d'auto. Il risultato netto è che, tra il 2010 e il 2021, negli Stati Uniti verrà perso un totale di 137.507 vendite (sia nuovo che usato), mentre n Europa si parla di 267.533 veicoli in meno venduti nello stesso arco di tempo. Il totale mondiale (con Canada, Asia e Oceania) è di 830.850 veicoli in meno venduti tra 2010 e 2021.

Nuovi modelli per creare valore all'industria

Al tempo stesso, i ricercatori di Car evidenziano le opportunità che i produttori d'auto hanno oggi di sviluppare nuovi modelli di business e prodotti e servizi per la mobilità. I costruttori possono sfruttare i dati che raccolgono da utenti e macchine connessi e allearsi con le aziende della mobilità condivisa o gruppi dell'hi tech, offrire dei propri mobility services innovativi e vendere flotte per il car sharing. Le alleanze con le aziende degli Nms daranno nuova visibilità ai marchi dell'automotive e faranno automaticamente pubblicità ai loro modelli, assicurano gli esperti.

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