Ultimo aggiornamento  21 maggio 2019 03:00

Brexit e auto, tutti i conti da rifare.

Enrico Artifoni ·

Un fantasma si aggira per l’Europa: si chiama Brexit e tiene le case automobilistiche con il fiato sospeso. A due mesi dalla decisione degli inglesi di uscire dall’Unione Europea, i primi effetti sull’industria e il mercato dell’auto cominciano a farsi sentire. E non sono positivi. Ma dipendono per il momento soprattutto dalla svalutazione della sterlina rispetto all’euro e dal calo della propensione all’acquisto da parte dei consumatori inglesi. La partita più importante, quella che potrebbe avere l’impatto più serio e duraturo, è il negoziato sui nuovi rapporti commerciali fra Gran Bretagna e UE, che deve ancora cominciare e si teme possa durare anche un paio d’anni.

Tendenza negativa

Nel luglio scorso, nel Regno Unito sono state immatricolate 178.523 auto nuove. Rispetto allo stesso mese del 2015, il segno è positivo ma solo per un decimale di punto, grazie alla crescita del settore delle flotte che ha compensato un calo del 6% degli acquisti da parte dei privati. Un cattivo segnale che fa il paio con il calo dello 0,8% delle immatricolazioni in giugno, il secondo in quattro anni, e alimenta le attese di una accentuazione della tendenza negativa: Morgan Stanley prevede per il mercato inglese un -3,3% per l’intero anno e Isi Evercore un calo del 4,5% nel 2016 e del 10% nel 2017.

Sterlina giù, listini su

ll clima di incertezza sul futuro dell’economia inglese dopo Brexit è il primo fattore all’origine del calo della propensione all’acquisto di nuove auto. Ma un impatto negativo è atteso anche dall’aumento dei prezzi per compensare la perdita di valore della sterlina rispetto all’euro (circa il 10% dal voto del 23 giugno scorso). PSA per primo fra i costruttori ha alzato i listini di tutte e tre le marche, Peugeot, Citroen e DS, mediamente di circa il 2%. Ma anche Renault-Nissan con il ceo Carlos Ghosn e Fiat con il numero uno del marchio nel  Regno Unito, Sebastiano Fedrigo, hanno fatto sapere che alle quotazioni attuali della sterlina ritengono inevitabile un aumento dei prezzi.

I riflessi sull'export

Mercato depresso e sterlina bassa sono la premessa anche per un calo delle esportazioni dall’Europa verso il Regno Unito. Tanto che Opel ha annunciato una riduzione dell’orario di lavoro nelle fabbriche tedesche che producono due modelli, la Corsa e l’Insignia, che in Gran Bretagna hanno il loro principale mercato. General Motors, la casa madre di Opel, prevede che per ovviare agli effetti negativi di Brexit si renda necessario in Europa un taglio dei costi fino a 400 milioni di dollari. E Ford, marca leader Oltremanica, si attende perdite per lo stesso motivo per 200 milioni quest’anno e fino a 500 nel 2017.  

Ma la produzione va 

Intanto la produzione di auto nel Regno Unito ha continuato a crescere, del 7,6% in luglio con l’uscita dalle fabbriche di 126.566 unità che portano il totale dall'inizio dell’anno a oltre un milione. “Ma questi aumenti sono il frutto di investimenti decisi molto tempo fa”, ha spiegato Mike Hawes, ceo dell’associazione dei produttori di auto inglesi Smmt, “soprattutto perché il nostro Paese offriva un mercato non gravato da dazi, una forte stabilità economica e livelli record di produttività. Fattori che adesso bisognerà salvaguardare nel negoziato con la Ue”.

A rischio dazio

Attualmente circa il 45% delle auto prodotte in Gran Bretagna, cioè quasi una su due, prende la via del vecchio Continente. Dunque, per chi ha fabbriche nel Regno Unito è forte soprattutto la preoccupazione che la Ue imponga una tariffa del 10% sulle vetture importate da Oltremanica, quanto basterebbe per riequilibrare almeno il calo della sterlina ai tassi di cambio attuali. Nissan ha già fatto sapere che gli investimenti per futuri prodotti nella fabbrica di Sunderland sono per il momento sospesi, in attesa che si faccia chiarezza sull’argomento. E nel suo piccolo anche MG, che è tornata ad assemblare vetture in Inghilterra dopo l’acquisizione da parte dei cinesi di Saic, ha rimesso in dubbio il piano di riaffacciarsi sul Continente nel 2018 con un paio di modelli, almeno fino a quando non sarà negoziato un nuovo accordo commerciale con l’Europa.

C'è però anche chi ci guadagna

Ecco: un accordo, quando e come? Al momento domina l’incertezza, uno dei peggiori nemici per un settore maturo dell'industria qual è l'auto. Però c'è anche chi sorride: un produttore di supernicchia come McLaren, che finanziariamente dal calo della sterlina ha da guadagnare.

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