Ultimo aggiornamento  24 luglio 2019 02:01

Le profezie di Gianni Agnelli e Lapo Elkann.

Francesco Paternò ·

Gianni Agnelli e Lapo Elkann, zio e nipote. Il primo mancato il 24 gennaio del 2003, il secondo vivo e vitale, a quasi 39 anni azionista fuori da Fiat oggi Fiat Chrysler e da poco nel board Ferrari. A loro modo, entrambi con una visione sul mondo e sul futuro dell’auto da una angolazione certamente diversa. Per epoca, cultura, generazione, conoscenza. Ma che in fatto di profezie, per un attimo convergono.

La personalizzazione

Lapo Elkann, imprenditore, boss di Garage Italia Customs con cui è tornato più direttamente a occuparsi di macchine, è stato tra gli invitati all’Automotive News Europe Congress di Monaco di Baviera, nel giugno scorso. A parlare del suo nuovo business, operando in un mondo in cui – ha detto -  la personalizzazione vale oggi globalmente 597 miliardi di euro, di cui 93 nell’auto, in rapida espansione. Ma già che c’era, ha poi lanciato una sua profezia che curiosamente assomiglia molto a un’altra di Gianni Agnelli risalente a cavallo tra gli anni '80 e '90.

Il futuro digitale

“Credo che ci saranno meno marchi automobilistici”, ha detto Elkann a Monaco, “marchi si uniranno e più marchi lavoreranno mano nella mano”.  Questo accadrà, ha spiegato, per fare fronte agli effetti di un futuro sempre più digitale, per il quale sono necessari investimenti massicci e competenze diverse. Eppoi un monito all’industria automotive in cui stanno entrando giganti come Apple e Google: “Il loro livello di cash flow è così alto che non sappiamo dove stanno andando”.

Detto non solo in cda

Agnelli fu tra i primi dirigenti dell’automobile mondiale a dire pubblicamente (oltre che nei consigli di amministrazione) che sarebbero scomparsi dei marchi. Rispetto ai nuovi tempi di Lapo, l'Avvocato riteneva che la causa sarebbe stata l'eccesso di capacità produttiva. Nei primi anni ’90, la crisi dell’auto colpì pesantemente l’Europa, nel 1992 i bilanci Fiat registrarono miliardi di perdite. Accadde che fra il 1991, in cui sul vecchio continente si vendettero 13,5 milioni di veicoli, e il 1993 si persero 3,5 milioni di unità. 

Crisi nera

Crisi nera allora, nell’ambito di una ciclicità propria di questa industria. Nell’era del digitale, dove investimenti pazzeschi nell'auto ormai possono arrivare da altri settori come avverte Elkann, per l’auto è iniziata un’altra partita. Quanti la giocheranno fino in fondo, resta un punto interrogativo. Oggi come ai tempi dello zio Gianni.

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