Ultimo aggiornamento  13 novembre 2018 21:03

Grazie ad Audi diremo addio ai semafori rossi.

Giuseppe Cesaro ·

Prepariamoci a dire addio ai semafori rossi. Hanno i giorni contati: presto spariranno. Non fisicamente, certo. Non ancora, almeno. Nel frattempo, però, il display del cruscotto ci dirà dove si trovano e, soprattutto, entro quanti secondi la loro luce diventerà verde. Non solo. Presto la nostra auto trasmetterà la propria posizione al sistema centralizzato di controllo dei semafori della città, il quale regolerà gialli, rossi e verdi in funzione della rilevazione dei flussi di traffico effettivi. Una tecnologia già vista all’opera in film come “The Italian Job” (2003) o “Die Hard 4” (2007) – anche se in quei casi utilizzata da hacker non esattamente a fin di bene - che presto diventerà parte della nostra vita di tutti i giorni. Con tutt’altre finalità, c’è da augurarselo.

Niente rossi: mobilità più fluida

Basta rossi, basta code e una mobilità più fluida: sono questi gli effetti essenziali dell’interazione intelligente auto-semafori. Il che significa meno spese di carburante, minori emissioni e minore inquinamento, ma anche meno tempo perso. Un dato, quest’ultimo, tutt’altro che irrilevante. Secondo il think-thank che ha assistito Marco Managò nella redazione del suo “Italiani in fila”,  infatti, delle 400 ore (quasi 17 giorni) che ognuno di noi, ogni anno, passa in fila, più della metà (8,75 giorni) trascorrono al volante. Giorni che presto potremo recuperare e, finalmente, destinare ad altro, senza contare i risparmi dovuti all’ottimizzazione dei milioni di spostamenti casa-lavoro e alla razionalizzazione dell’attività delle flotte commerciali e del trasporto pubblico.

Come comunicare

Una rivoluzione? Sì. Permanente, però. Abituiamoci. È il prodotto della velocità con la quale le nuove tecnologie evolvono, ma anche del continuo ridursi dei tempi che impiegano a diventare alla portata di tutte le tasche e a conquistare, così, anche il mercato di massa.

Ad abbattere i rossi, intanto, comincia il segmento premium dell’Audi, tra le primissime case a investire nell’auto connessa. La prima a immettere sul mercato (2010) un’auto dotata di connessione a banda larga. A partire dal prossimo settembre, infatti, il marchio di Ingolstadt  attiverà – su alcuni modelli di fascia alta equipaggiati con Audi connect® e in alcune smart city americane - il nuovo “Traffic light information system” (“Sistema di informazione sui semafori”). È il primo passo della tecnologia “V2I” (“vehicle to infrastructure”: “dall’auto all’infrastruttura”) e consente all’auto di comunicare con la centrale di controllo che regola i semafori di città e aree metropolitane, informando, in tempo reale, il guidatore di quanti secondi mancano prima che la luce, da rossa, diventi verde.

Ma l'high tech non ci renda irresponsabili

La mobilità diventa, dunque, ogni giorno più integrata e assistita, ma questo non significa e non deve significare che diminuiscono le responsabilità di chi sta alla guida, né che qualcuno si possa considerare dispensato dal rispettare regole del Codice della strada e limiti di velocità. Questo genere di tecnologie – lo specifica bene la stessa Audi – non può e non deve essere considerato un sostituto di una guida attenta, responsabile e sicura.

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