Ultimo aggiornamento  16 ottobre 2019 13:54

Trabant, l'auto fuori dal tempo.

Roberto Sposini ·

Se Berlino oggi da molti è ritenuta la capitale europea più “disruptive”, lei è lì a ricordare la storia di una città spezzata in due, di famiglie divise, di una Ddr e una Germania Occidentale spaccate per anni da un muro reale e ideologico. Ecco, la Trabant, proprio insieme a quel muro, è il simbolo di un’epoca, di una nazione che ha saputo andare oltre, ricostruire. Ma senza dimenticare. Come indimenticabile è quel giorno del 1989, il giorno della caduta del muro, quando uno sciame di sgangherate “Trabi” festanti attraversarono quell’odiosa cortina, accompagnate dal  tipico “rombo” del bicilindrico.

Il 2 tempi

E la cosa bella è che quel piccolo e rombante motore 2 tempi a miscela che inquinava come una petroliera, la spigolosa carrozzeria in Duroplast (un intruglio di scarti della lavorazione del cotone, di lana pressata e resine tossicissime), e la sua semplicità costruttiva, oggi attraggono ancora molti appassionati.

Di Trabant se ne trovano in buono stato, con la targa italiana e i documenti originali. Il prezzo, spesso negoziabile, non supera le poche migliaia di euro. E guidarla oggi fa una tenerezza infinita. Leggera è leggera (circa 600 kg), solo che il 2 cilindri di 595 cc, anche nelle ultime edizioni, non arrivava a 30 cavalli e per arrivare a 100 km/h serve contare fino a 20. E spesso non basta.

Lo strano accrocchio

Il telaio è uno strano accrocchio di lamiere e metallo, l’assetto e lo sterzo ricordano più le macchinine a pedali degli anni ’60 che una vera auto. Prima di frenare, chi ha fede recita un intero rosario; gli scaramantici ricorrono a frasi e gesti indicibili. Per gli interni bisognerebbe coniare un rafforzativo di “essenziali”. Eppure, comprarsi oggi una Trabant, seppur contro ogni logica ambientalista (emissioni e materiali costruttivi ne fanno un oggetto dalle potenzialità inquinanti impressionanti), ha il suo fascino.

Inattaccabile dalla ruggine

Costa poco, lo stile è fuori dal tempo, la carrozzeria inattaccabile dalla ruggine. Fra il novembre 1957 e l'aprile 1991, nello stabilimento di Zwickau ne hanno prodotte oltre 3 milioni, di cui molte ancora viaggianti, o dimenticate in garage e fienili, magari con la meccanica distrutta ma con la carrozzeria in ordine, inattaccabile dal tempo e dagli elementi; impossibile anche da riciclare o da distruggere. Tre serie in tutto, una anche “wagon” e, l’ultima, quella del 1991, sotto il corto cofano aveva persino un moderno motore Volkswagen. Per molti, in quel 9 novembre 1989, la Trabi fu l’auto della rinascita, della riunificazione, della libertà: solo per questo varrebbe la pena di possederne una.

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